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Rommel e Barone Rosso, vie della discordia nel palermitano

In Attualità on 9 settembre 2011 at 19:26

di Adolfo Fantaccini

Polemiche sulle decisioni della giunta. Il Sindaco: “Pretestuose”
(Ansa) – Villabate (Pa), 8 set – Il sindaco di Villabate, Gaetano Di Chiara, che si definisce appassionato di storia, ne e’ convinto: ci sono due personaggi che meritano di entrare nella toponomastica della sua cittadina che governa: Manfred von Richthofen, meglio conosciuto come il ‘barone rosso’, ed Erwin Rommel, generale nazista che passo’ alla storia con il soprannome di ‘volpe del deserto’. Quest’ultimo – si legge nella delibera – ”mori’ a causa dei pesanti sospetti che gravavano su di lui circa una connessione con i cospiratori del complotto ordito contro il fuhrer”. Naturalmente divampano le polemiche. Il consigliere del comune alle porte di Palermo Antonino Retaggio (Pd) dice: ”Perche’ non viene dedicata una strada al soldato eroe di Villabate, Giovanni Militello, catturato sul fronte russo e deportato nel campo di concentramento di Altengrabow?”. Il sindaco, che e’ cresciuto nel movimento giovanile di An, ribatte che, ”non solo e’ pronta una strada per Giovanni Militello, ma anche per Giuliano Castello, altro cittadino decorato in guerra. Abbiamo chiamato strade con i nomi di Peppino Impastato, del mezzofondista Luigi Zarcone, che era comunista, di Berlinguer e Almirante”. ”Sono sempre stato appassionato di storia – aggiunge – Rommel, assieme a Claus Philipp Graf von Stauffenberg, alla fine, ha lottato contro Hitler. Era un ufficiale della Wehrmacht e faceva parte dei vecchi quadri prussiani. Non e’ detto che chi combatteva per la Germania fosse nazista e chi lo faceva per l’Italia era da considerare fascista. Gli Stati Uniti hanno perfino intitolato una nave a Rommel e questo a conferma del fatto che era stimato anche da nemici eccellenti, come Churchill, Patton o Eisenhower”. Leggi il seguito di questo post »

Nazismo: libro-choc sugli stermini compiuti dalla Wehrmacht

In Recensioni librarie e cinematografiche on 10 aprile 2011 at 13:03

(Agi) – Berlino, 4 apr. – I crimini di guerra compiuti dalla Wehrmacht tra il 1939 ed il 1949 sono oggetto di un nuovo sconvolgente libro, che riproduce i colloqui di militari ed ufficiali dell’esercito di Hitler carpiti con microfoni nascosti dagli Alleati durante la loro prigionia. Il settimanale ‘Der Spiegel’ pubblica in un lungo articolo di otto pagine estratti allucinanti tratti dal libro “Soldaten”, scritto dallo storico tedesco Soenke Neitzel e dallo psicologo Harald Welzer, che dal 2001 hanno analizzato per la prima volta le 150mila pagine dei verbali di interrogatorio di ufficiali e soldati della Wehrmacht. Il volume, che rischia di scatenare nuove polemiche dopo quelle provocate tra il 1995 ed il 1999 dalla mostra itinerante intitolata “Guerra di sterminio. I crimini della Wehrmacht, mettono in evidenza come in un brevissimo lasso di tempo pacifici cittadini si trasformarono in cinici assassini. Un pilota che aveva bombardato la citta’ polacca di Poznan racconta a un suo commilitone che “all’inizio la cosa non mi piaceva, il terzo giorno mi era indifferente, il quarto giorno mi divertivo. Era un piacere dare la caccia con la mitragliatrice ai singoli soldati nei campi e farli secchi con un paio di colpi”. Quando l’interlocutore gli chiede se sparasse solo ai militari, l’altro risponde che l’obiettivo erano “anche i civili incolonnati per strada. A volte a rimanere stecchiti erano anche i cavalli”. “Che schifo, i cavalli no”, replica disgustato l’interlocutore, ma l’altro in tono naturale gli spiega che “i cavalli mi facevano davvero pena, ma le persone per niente”. Un tenente riferisce di aver “sparato a tutto, tranne che a obiettivi militari, abbiamo ucciso anche donne e bambini nella carrozzina”. Un capitolo a parte riguarda le rappresaglie contro i partigiani: un radiotelegrafista racconta come “nel Caucaso ogni volta che ammazzavano uno di noi, il tenente ci ordinava di far fuori tutti, compresi donne e bambini, chiunque era a portata di mano”. In modo agghiacciante un caporal maggiore spiega che in Italia, in ogni luogo in cui arrivavano il tenente gli diceva sempre: “ammazzatene un po’, diciamo una ventina, cosi’ stiamo tranquilli e quelli non ci danno fastidio”. Quanto al modo di scegliere le vittime, la risposta era quella dettata dal caso: “Vieni un po’ qua, diceva ad uno, poi sulla piazza del mercato arrivava con tre mitragliatrici e tutti finivano stesi. Leggi il seguito di questo post »