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Morto “Amir”, la spia russa che salvò Roosevelt, Churchill e Stalin

In Attualità on 23 gennaio 2012 at 16:54

Mosca, 11 gen. (Adnkronos) – E’ morto a 87 anni Gevork Vartanian la spia sovietica grazie alla quale fu sventato un complotto nazista per uccidere il presidente americano Franklyn Roosevelt, il primo ministro britannico Winston Churchill e il leader sovietico Josip Stalin in occasione del loro vertice a Teheran nel 1943. La sua carriera viene definita “legendaria” dalla Bbc, che gli rende cosi’ omaggio malgrado Vartanian si fosse infiltrato nei servizi britannici a Teheran. Figlio di armeni di nazionalita’ persiana, Vartanian era nato in Russia a Rostov sul Don nel 1924. Nel 1930 la famiglia torno’ a Teheran, dove il padre Andrei lavorava come spia sovietica. Il giovane Gevork segui’ le sue orme nel 1940, a soli 16 anni. Sotto il nome di codice Amir, aveva l’incarico di scoprire le spie britanniche e tedesche. All’epoca i britannici addestravano russofoni a Teheran per mandarli come spie in Urss: il giovane Vartanian partecipo’ al corso e passo’ a Mosca tutte le informazioni sui nuovi agenti. Ma Vartanian contribui’ a svelare l’identita’ anche di 400 agenti nazisti nei primi anni Quaranta, fra cui il capo stazione dei servizi tedeschi, Franz Meyer, che si nascondeva sotto le false spoglie di un becchino del cimitero armeno. Grazie alla sua attivita’ fu scoperto il complotto contro i tre leader alleati. La squadra che doveva compiere l’attentato, sei radio operatori che viaggiavano a dorso di cammello carichi di armi, fu fermata dai sovietici che li costrinsero a comunicare via radio il fallimento dell’operazione. Vartanian sposo’ un’altra spia sovietica con la quale lavoro’ a lungo in coppia nei servizi sovietici di spionaggio all’estero.

Da Danzica a Katyn, la Polonia al centro della storia

In Recensioni librarie e cinematografiche on 12 novembre 2011 at 21:46

(Ansa) – Pescara, 11 nov – “Morire per Danzica” di Marco Patricelli (Hobby & Work – pag.322; 16,5 euro) Valeva la pena di morire per Danzica per evitare un conflitto mondiale che ha provocato l’olocausto, la devastazione e milioni di vittime? L’ipotetica risposta al quesito, posto da un opinionista francese nel maggio 1939, viene affrontata in maniera puntigliosa nel libro del giornalista e storico abruzzese Marco Patricelli ”Morire per Danzica – La Polonia tra Hitler e Stalin”, un saggio storico che non solo individua le evidenti colpe di una diplomazia europea miope di fronte all’ascesa del nazismo, ma anche il tradimento da parte di francesi e inglesi. Anche i polacchi non sono esenti da errori, ma quando si ha a che fare con due ideologie totalitarie e’ difficile barcamenarsi con le sole armi della diplomazia: la politica della equidistanza alla fine non paga. Il libro affronta anche per la prima volta in Italia il tragico intreccio della storia, che a 70 anni di distanza, rinnova una ferita ancora aperta e densa di interrogativi, quella della classe dirigente polacca annientata – oltre 22 mila persone giustiziate tra ufficiali e soldati – a Katyn nel 1940 per ordine di Stalin: nel 2010 l’aereo con il presidente polacco Lech Kaczynski e i vertici militari e civili dello Stato si schianta al suolo nella manovra di avvicinamento all’aeroporto di Smolensk, da dove la delegazione polacca doveva muoversi per rendere omaggio alle vittime del crimine comunista. Durante la narrazione scopriamo anche il ruolo e la figura di un italiano, Vincenzo Palmieri, docente dell’Universita’ di Napoli, poi divenuto anche sindaco, nominato tra i componenti della commissione medica internazionale che doveva accertare la responsabilita’ del crimine nel 1943, attribuendolo ai sovietici. L’autore interviene anche a rendere giustizia al popolo polacco su due falsi miti creati dalla propaganda nazista e inglese durante e dopo la 2/a Guerra Mondiale: le presunte cariche della cavalleria polacca contro i panzer tedeschi (riportate in Italia, all’epoca, da Indro Montanelli), i meriti di tre matematici polacchi (Zygalski, Rejewski e Rozycki) nel lavoro di decrittazione dei messaggi cifrati nazisti provenienti da Enigma, spesso attribuiti agli inglesi. Intanto in Polonia e’ in libreria da un mese, con lusinghiero successo di vendita, la traduzione de ”Il Volontario” (Laterza), un altro libro di Patricelli, insignito l’anno scorso del premio Acqui Storia, che parla della storia del capitano di cavalleria polacco Witold Pilecki, entrato volontariamente ad Auschwitz per realizzarvi la resistenza e poi diventato vittima del suo stesso paese sotto il regime comunista.

Stalin: arteriosclerosi all’origine della sua paranoia

In Comunismo on 24 aprile 2011 at 09:36

Scoperti diari segreti di uno dei medici del dittatore sovietico

Roma, 22 apr. – (Adnkronos/Adnkronos Salute) – E’ una delle grandi questioni della storia: che cosa ci vuole per creare un uomo come Hitler o Stalin? Ebbene, secondo alcuni diari segreti, appena resi pubblici, e stilati da Alexander Myasnikov, uno dei medici personali del dittatore sovietico, una malattia al cervello, una grave aterosclerosi, avrebbe potuto contribuire alla paranoia e alla spietatezza dell’azione di Stalin ai tempi in cui era alla guida dell’Unione Sovietica. Myasnikov era uno dei medici chiamati sul letto di morte del dittatore, quando questi si ammalo’ nel 1953. Nei suoi diari, che sono stati tenuti segreti fino ad oggi, il medico sostiene che Stalin soffrisse di una malattia che avrebbe potuto intaccare i suoi processi decisionali. “L’aterosclerosi importante nel cervello scoperta durante l’autopsia dovrebbe sollevare la questione di quanto questa malattia – che era chiaramente in via di sviluppo da un certo numero di anni – abbia compromesso la salute di Stalin, il suo carattere e le sue azioni”, scrive Myasnikov nei suoi diari, i cui stralci sono stati pubblicati per la prima volta dal giornale russo ‘Moskovsky Komsomolets’ in questi giorni, e rilanciati dalla stampa britannica. “Stalin puo’ aver perso il suo senso del bene e del male, di cio’ che e’ salutare e pericoloso, ammissibile e inammissibile, amico e nemico. Tratti caratteriali possono essere stati enormemente accentuati, in modo che una persona sospettosa diventa paranoica”, scrive ancora il medico. Descrivendo poi i giorni vicini alla morte del leader, Myasnikov nota che: “Il decesso era atteso in qualsiasi momento – come si legge negli stralci riportati sul quotidiano britannico ‘The Independent’ – Alla fine quel momento arrivo’ alle 21.50 del 5 marzo… I leader del partito entrarono silenziosamente, in fila, nella stanza, come pure la figlia Svetlana e il figlio Vasily… Tutti restarono immobili in un silenzio cerimoniale per molto tempo”. E ancora: “Vorrei suggerire che la crudelta’ e i sospetti di Stalin, la sua paura dei nemici, sono stati creati da una vasta, estesa aterosclerosi delle arterie cerebrali”. Insomma, “il Paese era guidato, in effetti, da un uomo malato”.

Mostre: l’Urss “felice” di Stalin nelle tele di Deinika al Palaexpo

In Comunismo on 19 febbraio 2011 at 19:22

Una mostra sul padre del realismo socialista apre le celebrazioni per l’anno della cultura russa in Italia

Roma, 17 feb (Il Velino) – Lavoratrici tessili e trattoristi, minatori e pionieri del Pcus, le maestranze dei cantieri navali e gli operai in armi. Tutti bellissimi, muscolosi e soprattutto sempre sorridenti. Sono loro, gli “eroi” delle monumentali tele di Aleksandr Deinika, con cui si aprono a Roma le celebrazioni per l’anno della cultura russa in Italia. Al “Maestro sovietico della modernita’”, come si intitola la mostra che da sabato al Primo maggio sara’ ospitata a Palazzo delle Esposizioni, e’ dedicata un’antologica che ripercorre con 80 opere quasi 40 anni di vita artistica, dalla meta’ degli anni Venti agli anni Sessanta. Eppure quello di Deinika e’ un nome per lo piu’ sconosciuto al grande pubblico. Effetto dell’ostracismo in Occidente nei confronti del realismo socialista, considerato (non sempre a torto) puro esercizio di stile imposto dal regime staliniano per conformare ai canoni classici la pittura d’avanguardia dell’effervescente Russia rivoluzionaria. Un ritorno all’ordine a tutti gli effetti, non troppo dissimile da quello che si verifico’ col fascismo e il movimento “Novecento”. Nonostante i ristretti margini di azione, anche in Urss come non manco’ tuttavia chi, come Sironi in Italia, seppe rinnovare la cultura figurativa a dispetto di opere marcatamente ideologiche. E’ il caso di Deinika: inquadrature cinematografiche, toni pastello che ricordano da vicino il realismo americano ma anche la metafisica delle piazze di De Chirico. Leggi il seguito di questo post »