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Posts Tagged ‘palermo’

Dal 23/2 in libreria la storia illustrata di Cosa Nostra, edita da Rubettino

In Attualità on 2 febbraio 2012 at 21:38

(Agenparl) – Roma, 02 feb – Esce per Rubbettino il 23 febbraio in libreria “Storia illustrata di Cosa nostra. La mafia siciliana dal mito dei Beati Paoli ai giorni nostri” di Enzo Ciconte e Francesco Forgione. Illustrazioni di Enzo Patti. Prefazione di Piero Grasso. Il volume racconta attraverso un duplice percorso fatto di testi e immagini la storia della mafia e dei miti costruiti attorno ad essa. Il racconto è affidato, per la parte testuale, alla penna di Enzo Ciconte – noto e affermato storico delle mafie italiane, già consulente della Commissione parlamentare antimafia – e a quella di Francesco Forgione, già presidente della Commissione antimafia e autore di studi e ricerche sul fenomeno criminale; nella parte visuale invece il racconto si sviluppa seguendo i tratti della matita di Enzo Patti, straordinario e immaginifico artista che ha dedicato il suo lavoro alla raffigurazione dell’unive rso simbolico delle mafie. Una tavola di Enzo Patti raffigurante i tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, fondatori mitici della ‘ndrangheta è stata utilizzata da Roberto Saviano in apertura della trasmissione “Vieni via con me” dedicata al fenomeno della ‘ndrangheta al Nord. Sintesi del libro Da quasi due secoli in Italia e nel mondo la storia di Cosa nostra è la storia della mafia. Questa storia, se dobbiamo dar credito a un’antica leggenda ha la sua origine nell’isola della Favignana dove Osso, Mastrosso, Carcagnosso, i mitici cavalieri spagnoli appartenuti alla società segreta della Garduña, dopo una lunga permanenza nelle grotte dell’isola, hanno fondato attorno alla metà del 1400 le regole sociali della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra. I tre cavalieri sono figure mitiche, che popolano il mondo magico e intrigante delle leggende. Appartengono alla vasta galleria della mitologia mafiosa, in questo caso della ‘ndrangheta calabrese. Se dall’isola della Favignana ci spostiamo in Sicilia, le cose cambiano, e di molto! Qui è fiorita in tempi diversi la storia, o leggenda che dir si voglia, dei Beati Paoli, a metà strada tra fantasia e realtà, tra mito e quotidianità storica, tra invenzione e fatti realmente accaduti. La storia dei Beati Paoli raccontata anche in un fortunato romanzo di Luigi Natoli è condita da imprevedibili colpi di scena, amori contrastati, gelosie, tradimenti, rapimenti, duelli, riti d’iniziazione, uomini incappucciati vestiti da frati, giudici del terribile tribunale della setta che ricorda quelli dell’Inqui sizione, condanne a morte ed esecuzioni, il tutto ambientato in una Palermo sotterranea e misteriosa, fatta di cunicoli e passaggi segreti, che fanno comparire e scomparire gli affiliati alla setta nei posti più impensati. I giustizieri delle tenebre palermitane usano il terrore e il mistero per imporre la loro giustizia. Leggi il seguito di questo post »

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Rommel e Barone Rosso, vie della discordia nel palermitano

In Attualità on 9 settembre 2011 at 19:26

di Adolfo Fantaccini

Polemiche sulle decisioni della giunta. Il Sindaco: “Pretestuose”
(Ansa) – Villabate (Pa), 8 set – Il sindaco di Villabate, Gaetano Di Chiara, che si definisce appassionato di storia, ne e’ convinto: ci sono due personaggi che meritano di entrare nella toponomastica della sua cittadina che governa: Manfred von Richthofen, meglio conosciuto come il ‘barone rosso’, ed Erwin Rommel, generale nazista che passo’ alla storia con il soprannome di ‘volpe del deserto’. Quest’ultimo – si legge nella delibera – ”mori’ a causa dei pesanti sospetti che gravavano su di lui circa una connessione con i cospiratori del complotto ordito contro il fuhrer”. Naturalmente divampano le polemiche. Il consigliere del comune alle porte di Palermo Antonino Retaggio (Pd) dice: ”Perche’ non viene dedicata una strada al soldato eroe di Villabate, Giovanni Militello, catturato sul fronte russo e deportato nel campo di concentramento di Altengrabow?”. Il sindaco, che e’ cresciuto nel movimento giovanile di An, ribatte che, ”non solo e’ pronta una strada per Giovanni Militello, ma anche per Giuliano Castello, altro cittadino decorato in guerra. Abbiamo chiamato strade con i nomi di Peppino Impastato, del mezzofondista Luigi Zarcone, che era comunista, di Berlinguer e Almirante”. ”Sono sempre stato appassionato di storia – aggiunge – Rommel, assieme a Claus Philipp Graf von Stauffenberg, alla fine, ha lottato contro Hitler. Era un ufficiale della Wehrmacht e faceva parte dei vecchi quadri prussiani. Non e’ detto che chi combatteva per la Germania fosse nazista e chi lo faceva per l’Italia era da considerare fascista. Gli Stati Uniti hanno perfino intitolato una nave a Rommel e questo a conferma del fatto che era stimato anche da nemici eccellenti, come Churchill, Patton o Eisenhower”. Leggi il seguito di questo post »

Mafia: 19 anni fa la strage di via D’Amelio

In Seconda Repubblica (1992-presente) on 19 luglio 2011 at 16:24

Palermo, 19 lug. (TMNews) – Diciannove anni fa, alle 16,58 del 19 luglio 1992, un’autobomba allestita con oltre un quintale di esplosivo, trasformava in un inferno via D’Amelio a Palermo. Neanche due mesi dopo la strage di Capaci, questa volta la mafia aveva cancellato per sempre con il tritolo l’esistenza terrena del giudice Paolo Borsellino, l’erede naturale di Giovanni Falcone all’interno del pool antimafia. Insieme al giudice persero la vita i suoi cinque agenti di scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. In poche ore immagini di una Palermo come l’Iraq fecero il giro del mondo mostrando gli effetti della potentissima deflagrazione, che oltre a lasciare sul terreno sei corpi straziati, rappresenta ancora oggi una cicatrice indelebile nella storia repubblicana del Paese. Dietro via D’Amelio i contorni incerti e troppo sfumati di un mondo reticente, dopo 19 anni, a rivelare i nomi di quelli che furono i reali mandanti ed esecutori di un attentato tanto violento al cuore della magistratura. Rispetto alla strage di Capaci del 23 maggio 1992, sull’eccidio via D’Amelio è emerso qualcosa di diverso, legato al sospetto di un coinvolgimento di entità altre rispetto alla semplice Cosa nostra, e che piantassero le loro radici in ambienti istituzionali, o comunque a loro attigui. Su tutti il sistema deviato del SISDE. Leggi il seguito di questo post »