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Posts Tagged ‘hitler’

Hitler fuggì in Patagonia? In vednita una misteriosa fattoria

In Nazionalsocialismo (1933-1945) on 29 novembre 2011 at 10:36

Chiesti ben 35 milioni di dollari
(Ansa) – Buenos Aires, 16 nov – Leggenda vuole che Adolf Hitler non sia morto nel suo bunker a Berlinoi, ma sia riuscito a fuggire in Argentina a bordo di un sottomarino e a raggiungere la Patagonia, dove avrebbe vissuto fino alla fine dei suoi giorni, in compagnia di Eva Braun. Una delle presunte abitazioni del Fuhrer e’ Estancia Inalco, una fattoria con 452 ettari di terreno e una casa di 560 metri quadri, ora in vendita per 35 milioni di dollari. A pubblicizzare l’immobile, che si trova a sette chilometri da Villa la Angostura, oggi noto centro turistico sulla cordigliera delle Ande, al confine col Cile, sono due agenzie online. Su uno dei due portali immobiliari, la proprieta’ (gia’ oggetto di 2.776 visite virtuali), viene pubblicizzata come una delle possibili dimore di Hitler, tuttavia nell’annuncio non si trovano inserite foto che la rendano ben identificabile. Nell’altro sito si forniscono invece informazioni piu’ dettagliate e un prezzo di vendita pari a 21.945.000 di euro. La fastosa dimora, disegnata dall’architetto Alejandro Bustillo e realizzata dal costruttore italiano Pedro Longaretti negli anni Quaranta, presenterebbe tra l’altro, nella disposizione dei suoi interni, numerose similitudini col Berghof, il quartier generale del Fuehrer a Obersalzberg, sulle alpi bavaresi. E a venderla sarebbe un gruppo tedesco, che preferisce mantenere assoluta riservatezza e abbastanza restio anche a far visitare l’abitazione. Villa Inalco, che nella lingua originaria degli indiani Mapuche significa ”sulla riva del lago” si trova nel Parco nazionale Nahuel Huapi. Nella proprieta’ sono inclusi cinque chilometri di costa e 90 metri di spiaggia di sabbia, oltre a un molo in legno per l’ormeggio di piccole imbarcazioni. L’immobile, che si trova sul corridoio idrografico dei Sette Laghi, è di facile accesso anche da San Carlos de Bariloche, centro che subito dopo la Seconda Guerra Mondiale avrebbe dato ospitalita’ a piu’ di un criminale di guerra, e dove risiedeva anche l’ex capitano delle SS Erich Priebke, poi estradato in Italia. Leggi il seguito di questo post »

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Da Danzica a Katyn, la Polonia al centro della storia

In Recensioni librarie e cinematografiche on 12 novembre 2011 at 21:46

(Ansa) – Pescara, 11 nov – “Morire per Danzica” di Marco Patricelli (Hobby & Work – pag.322; 16,5 euro) Valeva la pena di morire per Danzica per evitare un conflitto mondiale che ha provocato l’olocausto, la devastazione e milioni di vittime? L’ipotetica risposta al quesito, posto da un opinionista francese nel maggio 1939, viene affrontata in maniera puntigliosa nel libro del giornalista e storico abruzzese Marco Patricelli ”Morire per Danzica – La Polonia tra Hitler e Stalin”, un saggio storico che non solo individua le evidenti colpe di una diplomazia europea miope di fronte all’ascesa del nazismo, ma anche il tradimento da parte di francesi e inglesi. Anche i polacchi non sono esenti da errori, ma quando si ha a che fare con due ideologie totalitarie e’ difficile barcamenarsi con le sole armi della diplomazia: la politica della equidistanza alla fine non paga. Il libro affronta anche per la prima volta in Italia il tragico intreccio della storia, che a 70 anni di distanza, rinnova una ferita ancora aperta e densa di interrogativi, quella della classe dirigente polacca annientata – oltre 22 mila persone giustiziate tra ufficiali e soldati – a Katyn nel 1940 per ordine di Stalin: nel 2010 l’aereo con il presidente polacco Lech Kaczynski e i vertici militari e civili dello Stato si schianta al suolo nella manovra di avvicinamento all’aeroporto di Smolensk, da dove la delegazione polacca doveva muoversi per rendere omaggio alle vittime del crimine comunista. Durante la narrazione scopriamo anche il ruolo e la figura di un italiano, Vincenzo Palmieri, docente dell’Universita’ di Napoli, poi divenuto anche sindaco, nominato tra i componenti della commissione medica internazionale che doveva accertare la responsabilita’ del crimine nel 1943, attribuendolo ai sovietici. L’autore interviene anche a rendere giustizia al popolo polacco su due falsi miti creati dalla propaganda nazista e inglese durante e dopo la 2/a Guerra Mondiale: le presunte cariche della cavalleria polacca contro i panzer tedeschi (riportate in Italia, all’epoca, da Indro Montanelli), i meriti di tre matematici polacchi (Zygalski, Rejewski e Rozycki) nel lavoro di decrittazione dei messaggi cifrati nazisti provenienti da Enigma, spesso attribuiti agli inglesi. Intanto in Polonia e’ in libreria da un mese, con lusinghiero successo di vendita, la traduzione de ”Il Volontario” (Laterza), un altro libro di Patricelli, insignito l’anno scorso del premio Acqui Storia, che parla della storia del capitano di cavalleria polacco Witold Pilecki, entrato volontariamente ad Auschwitz per realizzarvi la resistenza e poi diventato vittima del suo stesso paese sotto il regime comunista.

Hitler non si uccise, morì in Argentina

In Recensioni librarie e cinematografiche on 2 novembre 2011 at 09:33

Dittatore nazista sarebbe morto nel 1962
Roma, 17 ott. (TMNews) – Adolf Hitler non si uccise a Berlino nel 1945, ma morì in Argentina nel 1962. E’ quanto sostengono gli autori del libro ‘Grey Wolf: The Escape of Adolf Hitler’, il giornalista britannico Gerrard Williams e Simon Dunstan. “Non vogliamo riscrivere la storia – ha detto Williams a Sky News – ma le prove che abbiamo trovato sulla fuga di Hitler sono schiaccianti per poter essere ignorate”. Secondo i due autori, Hitler fuggì da Berlino con Eva Braun nell’aprile del 1945 e trovò rifugiò in Argentina, dove visse insieme a due figlie fino alla sua morte, avvenuta nel 1962. A favorire la fuga di Hitler da Berlino sarebbe stata l’intelligence americana, aggiungono Williams e Dunstan, in cambio dell’accesso alla tecnologia bellica nazista. “Stalin, Eisenhower e Hoover dell’Fbi sapevano che non c’erano prove della sua morte nel bunker” di Berlino, ha aggiunto William. Williams e Dunstan avvalorano la loro tesi riferendo di lunghe ricerche in Argentina e di testimonianze raccolte nel Paese sudamericano.

Rommel e Barone Rosso, vie della discordia nel palermitano

In Attualità on 9 settembre 2011 at 19:26

di Adolfo Fantaccini

Polemiche sulle decisioni della giunta. Il Sindaco: “Pretestuose”
(Ansa) – Villabate (Pa), 8 set – Il sindaco di Villabate, Gaetano Di Chiara, che si definisce appassionato di storia, ne e’ convinto: ci sono due personaggi che meritano di entrare nella toponomastica della sua cittadina che governa: Manfred von Richthofen, meglio conosciuto come il ‘barone rosso’, ed Erwin Rommel, generale nazista che passo’ alla storia con il soprannome di ‘volpe del deserto’. Quest’ultimo – si legge nella delibera – ”mori’ a causa dei pesanti sospetti che gravavano su di lui circa una connessione con i cospiratori del complotto ordito contro il fuhrer”. Naturalmente divampano le polemiche. Il consigliere del comune alle porte di Palermo Antonino Retaggio (Pd) dice: ”Perche’ non viene dedicata una strada al soldato eroe di Villabate, Giovanni Militello, catturato sul fronte russo e deportato nel campo di concentramento di Altengrabow?”. Il sindaco, che e’ cresciuto nel movimento giovanile di An, ribatte che, ”non solo e’ pronta una strada per Giovanni Militello, ma anche per Giuliano Castello, altro cittadino decorato in guerra. Abbiamo chiamato strade con i nomi di Peppino Impastato, del mezzofondista Luigi Zarcone, che era comunista, di Berlinguer e Almirante”. ”Sono sempre stato appassionato di storia – aggiunge – Rommel, assieme a Claus Philipp Graf von Stauffenberg, alla fine, ha lottato contro Hitler. Era un ufficiale della Wehrmacht e faceva parte dei vecchi quadri prussiani. Non e’ detto che chi combatteva per la Germania fosse nazista e chi lo faceva per l’Italia era da considerare fascista. Gli Stati Uniti hanno perfino intitolato una nave a Rommel e questo a conferma del fatto che era stimato anche da nemici eccellenti, come Churchill, Patton o Eisenhower”. Leggi il seguito di questo post »

Guerre, terrorismo e profezia Maya: gli affari d’oro dei costruttori di bunker

In Attualità on 30 agosto 2011 at 16:27

Mentre le foto dei bunker di Gheddafi stanno facendo il giro del mondo, in Italia c’è chi il suo bunker se lo sta costruendo, in gran segreto e pagandolo profumatamente. Certo che la situazione politica della Libia non è delle più tranquille e il raìs ha voluto correre ai ripari, ma anche gli italiani hanno le loro preoccupazioni tra cui, secondo gli addetti ai lavori, l’imminente fine del mondo fissata, secondo il calendario Maya, al 21 dicembre 2012. Cosa accadrà allora, lo sapremo tra circa 480 giorni, ma nel frattempo la profezia si sta già traducendo in un affare colossale per i costruttori di bunker e rifugi di tutto il mondo. In barba alla crisi generalizzata. La Matex Security di Pontedera, azienda attiva nel settore da 20 anni, ha visto addirittura «triplicare le  richieste rispetto al 2009, e la profezia Maya c’entra eccome», dichiara all’Adnkronos il titolare, Leonardo Remorini. I suoi clienti «sono commercianti, industriali e anche parlamentari – aggiunge – al momento stiamo costruendo un rifugio sull’Appennino, uno in Toscana, uno nella zona delle colline di Asti e uno per un industraile romano che ha venduto casa al mare per farsi il bunker in montagna». Di più non è dato sapere, perchè la collocazione dei bunker è top secret, ma normalmente vengono costruti in collina o in montagna. Leggi il seguito di questo post »

Libri: il mistero dei tesori di Hitler

In Recensioni librarie e cinematografiche on 25 giugno 2011 at 13:22

Nel volume “Caccia all’oro nazista” di Enzo Antonio Cicchino e Roberto Olivo
Roma, 21 giu. – (Adnkronos) – Dai lingotti della Banca d’Italia all’oro di Dongo: e’ una vera e propria mappa dei tesori predati durante la Seconda guerra mondiale quella che Enzo Antonio Cicchino e Roberto Olivo, giornalisti e ricercatori storici, hanno tracciato nel libro ”Caccia all’oro nazista” (Mursia, pagg, 328, euro, 18.00) in libreria a fine giugno, un saggio-inchiesta che ricostruisce sulla base di documenti e interviste ai testimoni i movimenti dei beni incamerati dai nazisti le cui tracce spesso sono scomparse nel nulla nonostante le ricerche di governi, avventurieri, e persino improvvisati cercatori d’oro. Il libro prende le mosse dal tesoro della sede centrale della Banca d’Italia: 120 tonnellate d’oro, tra le quali anche le 8 provenienti dalla Banca Nazionale Jugoslava acquisite nel 1941 a titolo di preda bellica, le 14 tonnellate e mezzo trasferite all’Italia dal governo francese di Vichy, e 373 chili provenienti dalle razzie in Grecia. Gia’ nel maggio del 1943, l’allora governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Azzolini insieme al ministro delle finanze Giacomo Acerbo valuto’ la possibilita’ di trasferirlo a Bolzano o a Verona per evitare che cadesse nelle mani degli Alleati. Con la caduta di Mussolini, il 25 luglio, e poi con l’Armistizio gli avvenimenti precipitano e i nazisti chiedono la consegna dell’oro che viene inviato in treno a Fortezza, in Alto Adige. Da qui una parte finira’ nelle banche svizzere, una parte in Germania, una parte verra’ riconsegnata dagli Alleati alla Banca d’Italia. I tre filoni in cui si divide l’oro italiano danno origine ad altrettante vicende di cui il libro da conto con dovizia di particolari e con i ritratti di personaggi che sembrano usciti da una spy story come quel Herbert Herzog, un cacciatore di tesori a percentuale: negli anni Cinquanta consenti’ alla Banca d’Italia di tornare in possesso dell’oro italiano predato dai nazisti e che, misteriosamente, gli Alleati avevano restituito agli austriaci. Leggi il seguito di questo post »

Nazismo, ex guardia del corpo di Hitler: “Stanco di firmare autografi”

In Nazionalsocialismo (1933-1945) on 26 gennaio 2011 at 19:16

(Ansa) – Berlino, 26 gen – Una delle ex guardie del corpo di Adolf Hitler, Rochus Misch, forse l’unico ancora in vita ad aver visto il dittatore e i vertici nazisti in carne e ossa, e’ ormai troppo stanco per rispondere alle decine di lettere che continuano ad arrivare da tutto il mondo: all’eta’ di 93 anni, ha smesso di rispondere ai suoi ammiratori e di distribuire autografi. Misch riesce a spostarsi nel suo appartamento di Berlino solo con l’aiuto di un deambulatore e anche questo e’ per lui uno sforzo enorme. Rispondere alle lettere e’ ormai impossibile: ”Continuano ad arrivare dalla Corea, da Knoxville, nel Tennessee, dalla Finlandia e dall’Islanda – ha detto al tabloid Berliner Kurier -. E nessuna dice male di me”. In passato, l’ex guardia del corpo di Hitler rispondeva ai suoi ammiratori, inviando loro fotografie dei tempi di guerra che lo ritraevano in un’uniforme delle SS. Misch e’ stato anche il centralinista e il corriere del Fuhrer e, sulla base di queste esperienze, nel 2008 ha scritto le sue memorie – ‘L’ultimo testimone’ – che dovrebbero diventare un documentario.

Pio XII: O. Romano, contributo forte a condanna nazismo di Pio XI

In Storia della Chiesa (1860-presente) on 15 gennaio 2011 at 20:27

(Ansa) – Città del Vaticano, 13 gen – Eugenio Pacelli, allora segretario di Stato di Pio XI e futuro papa Pio XII, ebbe piena responsabilita’ sia nella forma che nei contenuti della enciclica di Pio XI ”Mit brennender Sorge” che condanno’ nazismo e razzismo. Lo afferma Thomas Brechenmacher, dell’universit di Potsdam, in un saggio pubblicato sull’Osservatore romano, testo di una conferenza che sara’ pronunciata nel corso di un seminario dell’Ecole Francaise a Roma. Brechenmacher, attraverso una ampia analisi della genesi dell’enciclica, confuta indirettamente l’accusa a Pacelli di essere stato piu’ prudente nel condannare il nazismo di quanto fu il predecessore nella ”Mit brennender”. D’altra parte lo studioso di Potsdam attribuisce al futuro Pio XII un ”assurdo atteggiamento diplomatico, estrema cautela che caratterizzava il contegno piu’ generale di Pacelli verso la Germania nazista”. Il saggio di Brechenmacher esamina attraverso documenti anche il dibattito tra Pio XI, vescovi tedeschi e Pacelli circa la denuncia o meno da parte della Chiesa del concordato con la Germania naziasta, per concludere che ne’ Pio XI, ne’ Pacelli ne’ i presuli tedeschi peccarono di ”disponibilita’ a scendere a compromessi con il nazionalsocialismo”. ”La scelta di redigere una lettera pontificia – scrive Brechenmacher – scaturí dunque da un complesso gioco di scambi tra i protagonisti della politica curiale, Papa e segretario di Stato, e gli esponenti piú in vista dell’episcopato tedesco. Leggi il seguito di questo post »

Quando Hitler voleva attaccare Londra e Urss con i dischi volanti

In Nazionalsocialismo (1933-1945) on 25 novembre 2010 at 10:24

Rivelati i piani segreti dopo lo smacco di Stalingrando

Roma, 18 nov. (Apcom) – dopo alcuni seri rovesci bellici – lo smacco di Stalingrado e le sconfitte in nord Africa – il fuehrer tedesco Adolf Hitler si rivolse ai suoi scienziati chiedendogli di mettere a punto delle armi letali e molto insolite per raddrizzare le sorti della guerra. Oltre alla realizzazione dei missili V2 e al progetto dei primi jet a reazione – di cui gli storici hanno già scritto – Hitler chiese ai suoi apprendisti stregoni anche qualcosa di più: dei veri e propri dischi volanti capaci di raggiungere lontane destinazioni e attaccare e distruggere Londra e New York. La rivelazione viene da una rivista scientifica tedesca, “Pm” che cita persino testimoni oculari, persone che affermano di aver visto volare un disco volante ornato della ‘croce di ferro’ tedesca sulle rive del Tamigi. L’idea quindi, non sarebbe restata allo stadio progettuale e a quanto pare – la rivista pubblica anche una fotografia – i tecnici teutonici avrebbero anche realizzato diversi prototipi di dischi volanti da combattimento. “PM” ricostruisce la vicenda citando anche le cronache del tempo del New York Times che proprio in quei giorni scrisse di “un misterioso disco volante” e pubblico diverse foto di un oggetto non identificato che volava a grande velocità sopra i grattacieli della città. Il progetto ‘dischi volanti’ aveva il nome in codice programma Schriver-Habermol, dal nome di un pilota colladautore dell’esercito tedesco (Schriver) e di un ingenere (Habermol). Responsabile di tutta l’operazione il capo delle forze aereonautiche tedesche Hermann Goering. Secondo un tecnico che avrebbe partecipato alla realizzazione degli “Ufo” tedeschi furono messi a punto almeno 15 esemplari di dischi volanti.