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Posts Tagged ‘fascismo’

“L’Umbria in camicia nera”: recensione sul Corriere dell’Umbria

In Recensioni librarie e cinematografiche on 12 marzo 2012 at 09:21

Foà, il poeta fascista morto ad Auschwitz

In Attualità on 24 gennaio 2012 at 13:38

Si riporta di seguito il file .pdf di un articolo realizzato da Valentino Quintana, membro del comitato scientifico di “Libera Storia”, pubblicato oggi dal “Giornale dell’Umbria

Giornale Umbria 24-1-12

 

A Bolzano un museo dedicato al fascismo e al nazismo

In Attualità on 3 gennaio 2012 at 17:42

(Agi) – Bolzano, 3 gen. – A Bolzano, nella cripta del contestato Monumento alla Vittoria, sorgerà un museo dedicato  a fascismo e nazismo. Un centro di documentazione volto a documentare la storia dell’arco progettato da Marcello Piacentini negli anni ’30 e le sue intenzionalità celebrative e storiche, nel quadro delle vicende della città di Bolzano dal 1918 al 1945. L’accordo del percorso espositivo pubblico è stato firmato oggi da rappresentante dello Stato (commissario del governo Fulvio Testi), Provincia (l’assessore Sabina Kasslatter Mur), Comune di Bolzano (presente il sindaco Luigi Spagnolli) e dal direttore dei Beni Culturali, Ugo Soragni. Il commissario del governo Fulvio Testi ha parlato di «obiettivo storicò» mentre l’assessore Kasslatter Mur ha affermato che «il monumento deve diventare un monito, liberato della sua carica ideologica e reso accessibile al pubblico». Il primo cittadino del capoluogo altoatesino Spagnolli ha sottolineato l’importanza «di aprire alla popolazione nuovi spazi per approfondire il periodo storico su cui poggia la nostra convivenza e per costruire, attraverso la conoscenza, un futuro di pace». Il centro documenterà in 13 locali e su 700 metri quadrati la storia del Monumento alla Vittoria e i suoi significati ideologici. Leggi il seguito di questo post »

Mussolini e Claretta, da lunedì pubbliche le 318 lettere del periodo di Salò

In Recensioni librarie e cinematografiche on 15 novembre 2011 at 21:45

La corrispondenza integrale pubblicata da Mondadori in un libro
Roma, 13 nov. – (Adnkronos) – ”Cara, comincio col dirti: per la giovinezza che m’hai dato, per la fedelta’ che mi hai portato, per le torture che hai coraggiosamente sopportato, durante il periodo piu’ nero della storia italiana, io ti amo, come nel 1936-39, come nel 1940, come sempre”. Con questa dichiarazione d’amore, datata 10 ottobre 1943, inizia la prima delle 318 lettere che Benito Mussolini inviera’ quasi ogni giorno all’amante Clara Petacci fino al 18 aprile 1945, data dell’ultima missiva, scritta poco prima del suo arresto a Dongo, sul lago di Como. A distanza di quasi 70 anni, esce l’epistolario completo, per la maggior parte inedito, scritto dal Duce durante i seicento giorni della Repubblica di Salo’. E’ raccolto nel volume intitolato ”A Clara. Tutte le lettere a Claretta Petacci 1943-45 di Benito Mussolini” (pagine 408, euro 24,90), che l’editore Mondadori manda in libreria domani, martedi’ 15 novembre. Nato da un progetto ideato e realizzato dall’Archivio Centrale dello Stato, questo volume chiude la lunga vicenda legale e giudiziaria, iniziata nel 1950 con il ritrovamento del fondo Petacci a Villa Cervis di Gardone Riviera e l’acquisizione da parte dello Stato. Negli ultimi anni, mano a mano che andava esaurendosi il vincolo sulla consultabilita’ del materiale, parte di queste lettere sono state oggetto di attenzione da parte dei media e degli studiosi, nella convinzione che avrebbero fatto luce su aspetti mai chiariti riguardanti persone, circostanze, avvenimenti della storia nazionale e della sfera privata di Mussolini, compreso il presunto carteggio tra Winston Churchill e Mussolini, di cui peraltro non e’ stata trovata traccia. Leggi il seguito di questo post »

Polemiche in Spagna per il restauro del cimitero dei legionari fascisti

In Attualità on 21 settembre 2011 at 16:39

Si teme possa attrarre il turismo “nero”, ma il Comune difende il progetto

(Ansa) – Madrid, 19 set – E’ stato restaurato completamente con l’obiettivo di trasformarlo in attrazione turistica, ma il timore e’ che possa diventare meta di pellegrinaggio di nostalgici del fascio. Dopo il ‘lifting’, e’ tornato come nuovo il ‘cimitero degli italiani’ di Campillo de Llerena, vicino a Badajoz, lungo il confine con il Portogallo, costruito nel 1937 per i ‘volontari’ mandati da Benito Mussolini ad appoggiare il colpo di stato del futuro dittatore spagnolo Francisco Franco contro la Repubblica spagnola. Il quotidiano Publico osserva polemicamente che oggi e’ ”un cimitero turistico-fascista”. Le nicchie alla andalusa di mattonelle rosa con le porte bianche adornate da una croce nera, i vialetti ordinati, i muri immacolati della cappella, sembrano appena finiti, cosi’ come la grande croce nera. ”Deponi un fiore e prega per i soldati spagnoli e per i legionari italiani della brigata Frecce Azzurre caduti eroicamente per la Spagna e per la civilta’ mondiale. Giugno 1937, Anno I del Trionfo”, recita la lapide ai piedi della croce. Il ‘cimitero fascista’ del piccolo comune della Extremadura nell’estate del 1937 ospitava 43 salme, nove delle quali di soldati italiani della brigata mista italo-spagnola ‘Frecce Azzurre’ comandata dal colonnello Mario Guassardo Gusberti. Tutti uccisi nei combattimenti nella Sierra de la Grana e in quella de Argallen o a El cerro del Madonal contro le forze legali della Repubblica spagnola. Negli anni successivi il cimitero venne ampliato per accogliere fino a un centinaio di morti franchisti. Dopo la guerra civile (1936-39) per ordine del dittatore i resti degli italiani vennero trasferiti all’ossario di Sant Antonio di Padova a Saragozza, ma per la gente del posto il cimitero rimase ‘degli italiani’. Dopo la fine del franchismo rimase praticamente abbandonato. Ora il piccolo comune di Campillo de Llerena (1485 anime) ha deciso di restaurarlo e di farne una attrazione per turisti, con l’appoggio del Fondo di sviluppo regionale europeo (Feder, 34mila euro), della regione (6mila), dell’esercito (3.800) e con i mille euro usciti dalla casse municipali. Una operazione che ha suscitato critiche fra gli anti-franchisti storici. ”Campillo deve sfruttare il poco che ha. Leggi il seguito di questo post »

Libri: “Sentinelle della Patria”, i drammi del secolo breve

In Recensioni librarie e cinematografiche on 8 maggio 2011 at 12:31

(Ansa) – Trieste, 29 apr- I drammi del ‘secolo breve’, che hanno profondamente segnato soprattutto il confine orientale del paese, hanno origine dal disfacimento dell’Impero asburgico, dall’ emergere sulla scena del nazionalismo piu’ gretto e ottuso, dalle conseguenti politiche snazionalizzatrici di tutte le minoranze e dall’impossibilita’ delle classi dirigenti di darsi prospettive di lungo periodo: lo spiega Annamaria Vinci nel suo ultimo lavoro ‘Sentinelle della patria, il Fascismo al confine orientale 1918-1941′ (Laterza, XI-260, 22 euro) che affronta questi temi anche alla luce di nuove fonti documentali. L’orizzonte temporale e’ spiegato dall’autrice con la necessita’ di ‘fermarsi’ al 1941 poiche’ dopo l’invasione della Jugoslavia la storia si fa ancora piu’ complessa con la necessita’ di allargare l’orizzonte anche alle politiche militari messe in campo dai contendenti sullo scacchiere mondiale. Vinci spiega la nascita del fascismo al confine orientale, a partire dai focolai nazionalistici dell’ultima fase della doppia monarchia asburgica, soffermandosi sulla figura e l’opera di Francesco Giunta, che, sul modello di D’Annunzio, diventa il vero deus ex machina del nascente movimento a Trieste e al quale lo stesso Mussolini si affidera’ fino alla fine del regime proponendogli compiti sempre piu’ altisonanti ai vertici del partito e dello Stato. L’autrice si sofferma sui primi focolai di violenza nella citta’ di san Giusto (a partire dall’incendio del Narodni dom del 1920) e in Istria (in quello che fu il Litorale) con il tentativo di limitare le organizzazioni slovene e spiega come anche la partenza del Milite ignoto da Aquileia verso Roma, prima, e, poi, la realizzazione del sacrario di Redipuglia siano state utilizzate dal regime per consolidare la propria presa sulla societa’ civile. Ampio spazio e’ dedicato alla nascita e poi allo sviluppo delle organizzazioni di massa del regime e del ‘farsi stato’ del partito con la progressiva fascistizzazione di prefetti e podesta’. Leggi il seguito di questo post »

Unità d’Italia, sindaco Predappio: “Ricordare cosa è stato il fascismo”

In Attualità on 1 febbraio 2011 at 14:33

Il primo cittadino: «Non abbiamo fatto fino in fondo i conti col regime»

Roma, 01 feb (Il Velino) – Se sei il sindaco di Predappio, il paese che diede i natali a Benito Mussolini, può capitare ancora oggi «che salendo in un taxi a Roma qualcuno quasi si butti ai tuoi piedi» per nostalgismo. Oppure, che «in un comune dove da sempre governa il centrosinistra, ti invitino a parlare del Duce e ti becchi urla e insulti». Ma adesso che l’Italia festeggia i 150 anni della sua unità, questo secolo e mezzo di storia bisogna ricordarlo tutto, «non se ne possono ricordare 150 meno i 20 della dittatura», perchè «i conti con la nostra storia vanno fatti e questo Paese non ha fatto fino in fondo i conti con il fascismo». Ad affermarlo in un’intervista al sito dell’Anci è il sindaco Giorgio Frassineti. Eletto nel 2009 a capo di una lista civica di centrosinistra («Predappio democratica»), il primo cittadino romagnolo spiega in un’intervista al sito dell’Anci la sua idea di celebrazione: «La storia del nostro Paese dobbiamo ricordarla per intero, anche se non ci piace, perchè solo così si può evitare di ripetere gli errori del passato. Predappio, argomenta il primo cittadino, «potrebbe essere un luogo di studio in questo senso». Per la storia del ’900 e per la storia d’Italia. Prima di diventare famoso per il Duce, infatti, nel paesino romagnolo fece tappa anche Giuseppe Garibaldi. Dopo la disfatta della Repubblica romana nel 1849, l’Eroe dei due mondi alloggiò durante la sua fuga verso Venezia nella casa dove cinque anni dopo sarebbe nato Alessandro Mussolini, padre di Benito. Ma a Predappio durante la Seconda guerra mondiale fu anche attiva la Resistenza. E fu proprio un antifascista e partigiano come Adone Zoli, pure lui di Predappio, che da presidente del Consiglio nel 1957 decise di riportare il corpo di Mussolini a Predappio. Leggi il seguito di questo post »

Ddl anti-negazionismo: “Non abbiamo bisogno di nuovi Galileo Galilei”

In Attualità on 16 ottobre 2010 at 13:00

 di Jacopo Barbarito

Il XXI secolo non ha bisogno di nuovi Galileo Galilei, nuovi dogmi o sacerdoti, né della negazione dei principi inviolabili sanciti della Costituzione, quali la libertà di pensiero e di ricerca. Non ci devono essere verità storiche imposte per legge o disposizioni legislative relative a precisi momenti o protagonisti della storia, che può e deve essere sempre e in ogni caso libera dalle costrizioni del legislatore. Nel caso specifico della possibile introduzione di un ddl antinegazionista, la politica non deve intervenire in maniera ipocrita, anteponendo principi e valori di per sé sacrosanti per secondi fini di matrice politica e ideologica. Il modo di combattere quelle che sono state definite ‘destre estreme’ non è certo quello di imporre limitazioni alla ricerca o all’introduzione di reati di pensiero, libertà a favore delle quali si è invece così tanto a lungo lottato. Leggi il seguito di questo post »