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Posts Tagged ‘comunismo’

La lunga marcia del comunismo cinese

In Comunismo on 3 luglio 2011 at 19:40

(Agi) – Pechino, 1 lug. – Shanghai 1 luglio 1921: in una Cina politicamente disgregata e minacciata dai giapponesi e dall’imperialismo occidentale, Li Dazhao e Chen Duxiu – insieme ad un folto gruppo di intellettuali tra cui figura anche un giovane Mao Zedong – fondano il Partito Comunista Cinese. Pechino 1 luglio 2011: l’intero Paese, diventato ormai la seconda potenza economica mondiale, e’ impegnato a festeggiare quello che in novanta anni si e’ trasformato nel piu’ grande partito comunista al mondo con 80 milioni di iscritti, di cui circa il 75% ha un’eta’ superiore ai 35 anni. Lo spot della CCTV – la televisione di stato cinese – in onda in questi giorni, non lascia ombra di dubbio: il Partito Comunista ha portato la Cina a diventare una potenza mondiale, guidando il paese nel passato, nel presente e nel futuro. Accantonate le critiche, mai particolarmente esplicite nella terra del Dragone, oggi, tra propaganda e sentimenti patriottici, il Gigante asiatico e’ mobilitato a ringraziare quello che e’ considerato a tutti gli effetti l’artefice della rinascita economica e politica della Cina. In occasione del novantesimo anniversario del partito, Agichina24 in collaborazione con China Files propone un dossier di approfondimento (www.agichina24.it). Ecco le principali tappe della storia del PCC: – 1921 viene fondato a Shanghai il Partito comunista cinese con a capo Chen Duxiu – 1934-35 sono gli anni della Lunga Marcia, durante la quale la Conferenza di Zunyi elegge Mao Zedong presidente del PCC. In ottobre la Lunga Marcia termina nello Shaanxi – 1945-1948 dopo il lancio della bomba atomica da parte degli Stati Uniti, il Giappone lascia la Cina. GMD ePCC che avevano creato un fronte unito contro il nemico nipponico, si schierano di nuovo l’uno con l’altro. Dallo scontro ne esce vittorioso il PCC. Il primo ottobre 1949 Dopo inutili trattative di pace tra GMD e PCC, il governo nazionalista si ritira a Taiwan, mentre a piazza Tian’anmen Mao Zedong proclama la fondazione della Repubblica Popolare Cinese – 1958-1960 sono gli anni del “Grande Balzo in Avanti”, il fallimentare piano economico e sociale che si propone di mobilitare la vasta popolazione cinese per riformare rapidamente il paese, trasformando il sistema economico rurale in una moderna ed industrializzata societa’ comunista. Nello stesso periodo vengono istituite le Comuni Popolari con funzioni economiche, amministrative, fiscali e militari – 1966 il PCC da inizio alla Rivoluzione Culturale, ideata da Mao per sradicare usi e mentalita’ borghesi. Le Universita’ e le scuole vengono chiuse, mentre vengono istituite le “Scuole del 7 maggio” per rieducare i funzionari attraverso il lavoro. Leggi il seguito di questo post »

Libri: “Sentinelle della Patria”, i drammi del secolo breve

In Recensioni librarie e cinematografiche on 8 maggio 2011 at 12:31

(Ansa) – Trieste, 29 apr- I drammi del ‘secolo breve’, che hanno profondamente segnato soprattutto il confine orientale del paese, hanno origine dal disfacimento dell’Impero asburgico, dall’ emergere sulla scena del nazionalismo piu’ gretto e ottuso, dalle conseguenti politiche snazionalizzatrici di tutte le minoranze e dall’impossibilita’ delle classi dirigenti di darsi prospettive di lungo periodo: lo spiega Annamaria Vinci nel suo ultimo lavoro ‘Sentinelle della patria, il Fascismo al confine orientale 1918-1941′ (Laterza, XI-260, 22 euro) che affronta questi temi anche alla luce di nuove fonti documentali. L’orizzonte temporale e’ spiegato dall’autrice con la necessita’ di ‘fermarsi’ al 1941 poiche’ dopo l’invasione della Jugoslavia la storia si fa ancora piu’ complessa con la necessita’ di allargare l’orizzonte anche alle politiche militari messe in campo dai contendenti sullo scacchiere mondiale. Vinci spiega la nascita del fascismo al confine orientale, a partire dai focolai nazionalistici dell’ultima fase della doppia monarchia asburgica, soffermandosi sulla figura e l’opera di Francesco Giunta, che, sul modello di D’Annunzio, diventa il vero deus ex machina del nascente movimento a Trieste e al quale lo stesso Mussolini si affidera’ fino alla fine del regime proponendogli compiti sempre piu’ altisonanti ai vertici del partito e dello Stato. L’autrice si sofferma sui primi focolai di violenza nella citta’ di san Giusto (a partire dall’incendio del Narodni dom del 1920) e in Istria (in quello che fu il Litorale) con il tentativo di limitare le organizzazioni slovene e spiega come anche la partenza del Milite ignoto da Aquileia verso Roma, prima, e, poi, la realizzazione del sacrario di Redipuglia siano state utilizzate dal regime per consolidare la propria presa sulla societa’ civile. Ampio spazio e’ dedicato alla nascita e poi allo sviluppo delle organizzazioni di massa del regime e del ‘farsi stato’ del partito con la progressiva fascistizzazione di prefetti e podesta’. Leggi il seguito di questo post »

Germania: in 40mila a Berlino sfilano in memoria di Rosa Luxemburg e Liebknecht

In Attualità on 13 gennaio 2011 at 17:06

Berlino, 9 gen. – (Adnkronos/Dpa) – Circa 40.000 persone hanno sfilato a Berlino in memoria di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, gli storici fondatori del Partito comunista tedesco, assassinati 92 anni fa da estremisti di destra. Presenti anche Gesine Loetsch e Klaus Ernst i due leader del partito ’Die Linkè, il partito di estrema sinistra che raccoglie molti dei nostalgici del partito comunista della Germania Est. Solo pochi giorni fa la Loetsch aveva provocato roventi polemiche con dichiarazioni che tendevano a schierare il suo partito sulla linea del comunismo. «Possiamo trovare il nostro cammino verso il comunismo – aveva affermato in un articolo apparso sul quotidiano marxista ’Junge Welt’ – se cominciamo a farlo e ci proviamo, all’opposizione o al governo». A sua difesa è intervenuto il capogruppo al Bundestag per Die Linke, Gregor Gysi, eminenza grigia del partito, che nel suo discorso al memoriale di Luxemburg e Liebknecht ha parlato di «malignità» nelle critiche contro la Loetsch. Alcuni giorni fa, comunque, lo stesso Gysi aveva avvertito dell’accezione negativa che in Germania ha il comunismo.«Non possiamo descrivere i nostri obiettivi – aveva dichiarato – con la parola comunismo».