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Archive for the ‘Recensioni librarie e cinematografiche’ Category

“L’Alba del nuovo mondo” di Fabrizio Di Ernesto presentato nella Sala della Giunta di Todi

In Recensioni librarie e cinematografiche on 21 aprile 2012 at 15:13

(DIRE) Todi, 21 apr. – Sabato 21 aprile, alle 17, è stato presentato l’ultimo saggio di Fabrizio Di Ernesto, “L’Alba del nuovo mondo”, presso la Sala della Giunta del Comune di Todi. L’evento, si legge in una nota, organizzato dall’associazione culturale di promozione sociale Libera Storia, ha visto la partecipazione del sindaco di Todi, Antonino Ruggiano, del direttore dell’Agenzia Stampa Italia, Ettore Bertolini, e dell’autore, giornalista e saggista; moderatore dell’evento è stato Jacopo Barbarito, presidente dell’associazione. Il volume, che tratta la politica estera degli Stati Uniti in relazione all’area centrale e meridionale del continente, è incentrato sull’approfondimento delle politiche strategiche della prima potenza mondiale e delle difficolta’ che sta incontrando in queste aree all’inizio del nuovo millennio. L’evento e’ stato patrocinato dal Comune di Todi. (Com/ Pol/ Dire)

“L’Umbria in camicia nera”: recensione sul Corriere dell’Umbria

In Recensioni librarie e cinematografiche on 12 marzo 2012 at 09:21

Mussolini e Claretta, da lunedì pubbliche le 318 lettere del periodo di Salò

In Recensioni librarie e cinematografiche on 15 novembre 2011 at 21:45

La corrispondenza integrale pubblicata da Mondadori in un libro
Roma, 13 nov. – (Adnkronos) – ”Cara, comincio col dirti: per la giovinezza che m’hai dato, per la fedelta’ che mi hai portato, per le torture che hai coraggiosamente sopportato, durante il periodo piu’ nero della storia italiana, io ti amo, come nel 1936-39, come nel 1940, come sempre”. Con questa dichiarazione d’amore, datata 10 ottobre 1943, inizia la prima delle 318 lettere che Benito Mussolini inviera’ quasi ogni giorno all’amante Clara Petacci fino al 18 aprile 1945, data dell’ultima missiva, scritta poco prima del suo arresto a Dongo, sul lago di Como. A distanza di quasi 70 anni, esce l’epistolario completo, per la maggior parte inedito, scritto dal Duce durante i seicento giorni della Repubblica di Salo’. E’ raccolto nel volume intitolato ”A Clara. Tutte le lettere a Claretta Petacci 1943-45 di Benito Mussolini” (pagine 408, euro 24,90), che l’editore Mondadori manda in libreria domani, martedi’ 15 novembre. Nato da un progetto ideato e realizzato dall’Archivio Centrale dello Stato, questo volume chiude la lunga vicenda legale e giudiziaria, iniziata nel 1950 con il ritrovamento del fondo Petacci a Villa Cervis di Gardone Riviera e l’acquisizione da parte dello Stato. Negli ultimi anni, mano a mano che andava esaurendosi il vincolo sulla consultabilita’ del materiale, parte di queste lettere sono state oggetto di attenzione da parte dei media e degli studiosi, nella convinzione che avrebbero fatto luce su aspetti mai chiariti riguardanti persone, circostanze, avvenimenti della storia nazionale e della sfera privata di Mussolini, compreso il presunto carteggio tra Winston Churchill e Mussolini, di cui peraltro non e’ stata trovata traccia. Leggi il seguito di questo post »

Da Danzica a Katyn, la Polonia al centro della storia

In Recensioni librarie e cinematografiche on 12 novembre 2011 at 21:46

(Ansa) – Pescara, 11 nov – “Morire per Danzica” di Marco Patricelli (Hobby & Work – pag.322; 16,5 euro) Valeva la pena di morire per Danzica per evitare un conflitto mondiale che ha provocato l’olocausto, la devastazione e milioni di vittime? L’ipotetica risposta al quesito, posto da un opinionista francese nel maggio 1939, viene affrontata in maniera puntigliosa nel libro del giornalista e storico abruzzese Marco Patricelli ”Morire per Danzica – La Polonia tra Hitler e Stalin”, un saggio storico che non solo individua le evidenti colpe di una diplomazia europea miope di fronte all’ascesa del nazismo, ma anche il tradimento da parte di francesi e inglesi. Anche i polacchi non sono esenti da errori, ma quando si ha a che fare con due ideologie totalitarie e’ difficile barcamenarsi con le sole armi della diplomazia: la politica della equidistanza alla fine non paga. Il libro affronta anche per la prima volta in Italia il tragico intreccio della storia, che a 70 anni di distanza, rinnova una ferita ancora aperta e densa di interrogativi, quella della classe dirigente polacca annientata – oltre 22 mila persone giustiziate tra ufficiali e soldati – a Katyn nel 1940 per ordine di Stalin: nel 2010 l’aereo con il presidente polacco Lech Kaczynski e i vertici militari e civili dello Stato si schianta al suolo nella manovra di avvicinamento all’aeroporto di Smolensk, da dove la delegazione polacca doveva muoversi per rendere omaggio alle vittime del crimine comunista. Durante la narrazione scopriamo anche il ruolo e la figura di un italiano, Vincenzo Palmieri, docente dell’Universita’ di Napoli, poi divenuto anche sindaco, nominato tra i componenti della commissione medica internazionale che doveva accertare la responsabilita’ del crimine nel 1943, attribuendolo ai sovietici. L’autore interviene anche a rendere giustizia al popolo polacco su due falsi miti creati dalla propaganda nazista e inglese durante e dopo la 2/a Guerra Mondiale: le presunte cariche della cavalleria polacca contro i panzer tedeschi (riportate in Italia, all’epoca, da Indro Montanelli), i meriti di tre matematici polacchi (Zygalski, Rejewski e Rozycki) nel lavoro di decrittazione dei messaggi cifrati nazisti provenienti da Enigma, spesso attribuiti agli inglesi. Intanto in Polonia e’ in libreria da un mese, con lusinghiero successo di vendita, la traduzione de ”Il Volontario” (Laterza), un altro libro di Patricelli, insignito l’anno scorso del premio Acqui Storia, che parla della storia del capitano di cavalleria polacco Witold Pilecki, entrato volontariamente ad Auschwitz per realizzarvi la resistenza e poi diventato vittima del suo stesso paese sotto il regime comunista.

Hitler non si uccise, morì in Argentina

In Recensioni librarie e cinematografiche on 2 novembre 2011 at 09:33

Dittatore nazista sarebbe morto nel 1962
Roma, 17 ott. (TMNews) – Adolf Hitler non si uccise a Berlino nel 1945, ma morì in Argentina nel 1962. E’ quanto sostengono gli autori del libro ‘Grey Wolf: The Escape of Adolf Hitler’, il giornalista britannico Gerrard Williams e Simon Dunstan. “Non vogliamo riscrivere la storia – ha detto Williams a Sky News – ma le prove che abbiamo trovato sulla fuga di Hitler sono schiaccianti per poter essere ignorate”. Secondo i due autori, Hitler fuggì da Berlino con Eva Braun nell’aprile del 1945 e trovò rifugiò in Argentina, dove visse insieme a due figlie fino alla sua morte, avvenuta nel 1962. A favorire la fuga di Hitler da Berlino sarebbe stata l’intelligence americana, aggiungono Williams e Dunstan, in cambio dell’accesso alla tecnologia bellica nazista. “Stalin, Eisenhower e Hoover dell’Fbi sapevano che non c’erano prove della sua morte nel bunker” di Berlino, ha aggiunto William. Williams e Dunstan avvalorano la loro tesi riferendo di lunghe ricerche in Argentina e di testimonianze raccolte nel Paese sudamericano.

Libri: il mistero dei tesori di Hitler

In Recensioni librarie e cinematografiche on 25 giugno 2011 at 13:22

Nel volume “Caccia all’oro nazista” di Enzo Antonio Cicchino e Roberto Olivo
Roma, 21 giu. – (Adnkronos) – Dai lingotti della Banca d’Italia all’oro di Dongo: e’ una vera e propria mappa dei tesori predati durante la Seconda guerra mondiale quella che Enzo Antonio Cicchino e Roberto Olivo, giornalisti e ricercatori storici, hanno tracciato nel libro ”Caccia all’oro nazista” (Mursia, pagg, 328, euro, 18.00) in libreria a fine giugno, un saggio-inchiesta che ricostruisce sulla base di documenti e interviste ai testimoni i movimenti dei beni incamerati dai nazisti le cui tracce spesso sono scomparse nel nulla nonostante le ricerche di governi, avventurieri, e persino improvvisati cercatori d’oro. Il libro prende le mosse dal tesoro della sede centrale della Banca d’Italia: 120 tonnellate d’oro, tra le quali anche le 8 provenienti dalla Banca Nazionale Jugoslava acquisite nel 1941 a titolo di preda bellica, le 14 tonnellate e mezzo trasferite all’Italia dal governo francese di Vichy, e 373 chili provenienti dalle razzie in Grecia. Gia’ nel maggio del 1943, l’allora governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Azzolini insieme al ministro delle finanze Giacomo Acerbo valuto’ la possibilita’ di trasferirlo a Bolzano o a Verona per evitare che cadesse nelle mani degli Alleati. Con la caduta di Mussolini, il 25 luglio, e poi con l’Armistizio gli avvenimenti precipitano e i nazisti chiedono la consegna dell’oro che viene inviato in treno a Fortezza, in Alto Adige. Da qui una parte finira’ nelle banche svizzere, una parte in Germania, una parte verra’ riconsegnata dagli Alleati alla Banca d’Italia. I tre filoni in cui si divide l’oro italiano danno origine ad altrettante vicende di cui il libro da conto con dovizia di particolari e con i ritratti di personaggi che sembrano usciti da una spy story come quel Herbert Herzog, un cacciatore di tesori a percentuale: negli anni Cinquanta consenti’ alla Banca d’Italia di tornare in possesso dell’oro italiano predato dai nazisti e che, misteriosamente, gli Alleati avevano restituito agli austriaci. Leggi il seguito di questo post »

Libri: “Sentinelle della Patria”, i drammi del secolo breve

In Recensioni librarie e cinematografiche on 8 maggio 2011 at 12:31

(Ansa) – Trieste, 29 apr- I drammi del ‘secolo breve’, che hanno profondamente segnato soprattutto il confine orientale del paese, hanno origine dal disfacimento dell’Impero asburgico, dall’ emergere sulla scena del nazionalismo piu’ gretto e ottuso, dalle conseguenti politiche snazionalizzatrici di tutte le minoranze e dall’impossibilita’ delle classi dirigenti di darsi prospettive di lungo periodo: lo spiega Annamaria Vinci nel suo ultimo lavoro ‘Sentinelle della patria, il Fascismo al confine orientale 1918-1941′ (Laterza, XI-260, 22 euro) che affronta questi temi anche alla luce di nuove fonti documentali. L’orizzonte temporale e’ spiegato dall’autrice con la necessita’ di ‘fermarsi’ al 1941 poiche’ dopo l’invasione della Jugoslavia la storia si fa ancora piu’ complessa con la necessita’ di allargare l’orizzonte anche alle politiche militari messe in campo dai contendenti sullo scacchiere mondiale. Vinci spiega la nascita del fascismo al confine orientale, a partire dai focolai nazionalistici dell’ultima fase della doppia monarchia asburgica, soffermandosi sulla figura e l’opera di Francesco Giunta, che, sul modello di D’Annunzio, diventa il vero deus ex machina del nascente movimento a Trieste e al quale lo stesso Mussolini si affidera’ fino alla fine del regime proponendogli compiti sempre piu’ altisonanti ai vertici del partito e dello Stato. L’autrice si sofferma sui primi focolai di violenza nella citta’ di san Giusto (a partire dall’incendio del Narodni dom del 1920) e in Istria (in quello che fu il Litorale) con il tentativo di limitare le organizzazioni slovene e spiega come anche la partenza del Milite ignoto da Aquileia verso Roma, prima, e, poi, la realizzazione del sacrario di Redipuglia siano state utilizzate dal regime per consolidare la propria presa sulla societa’ civile. Ampio spazio e’ dedicato alla nascita e poi allo sviluppo delle organizzazioni di massa del regime e del ‘farsi stato’ del partito con la progressiva fascistizzazione di prefetti e podesta’. Leggi il seguito di questo post »

Libri: esce “Malaparte scrittore di guerra”

In Recensioni librarie e cinematografiche on 16 aprile 2011 at 20:27

Dal 29 aprile in libreria, pubblicato dalla Vallecchi

Roma, 15 apr. (Adnkronos) – Curzio Malaparte, al secolo Kurt Erich Suckert, nacque nel 1898 e mori’ nel 1957. Piu’ della meta’ dei suoi cinquantanove anni fu attraversata da quella che egli stesso defini’ ”la guerra lampo dei Trent’anni” del Novecento. Dal 1914 al 1945 lo scrittore ebbe modo di osservare e registrare la straordinaria violenza prodotta dalla guerra totale, una guerra in cui sfumarono, sino a scomparire del tutto, le convenzionali linee di demarcazione tra societa’ armata e societa’ disarmata, tra militari e civili. Tra il 1940 ed il 1943 Malaparte segui’ il dilagare del conflitto nella triplice veste di combattente, di giornalista e di scrittore. Nel libro ”Malaparte scrittore di guerra” di Enzo R. Laforgia scritto per la Vallecchi viene ricostruita, alla luce di numerose fonti archivistiche, l’attivita’ del Malaparte corrispondente di guerra tra il 1940 e il 1943 e gli esiti editoriali di questa sua esperienza: il rapporto, non sempre sereno, tra lo scrittore e Aldo Borelli, direttore del ”Corriere della Sera”, nel piu’ complesso intreccio con il sistema di controllo della stampa messo a punto dal fascismo (di cui Malaparte stesso fu vittima in piu’ di una occasione); la genesi lunga, laboriosa e sfortunata dei due volumi piu’ strettamente legati a quegli anni (Il sole e’ cieco e Il Volga nasce in Europa); le relazioni, a volte tese e burrascose, tra lo scrittore e gli editori Mondadori e Bompiani. La puntuale ricostruzione qui proposta fa emergere il ritratto di uno scrittore-giornalista che seppe raccontare come pochissimi altri suoi contemporanei la tragedia della guerra totale, intuendone, con grande intelligenza, gli elementi di novita’. Enzo R. Laforgia insegna Filosofia e Storia presso il Liceo classico ”E. Cairoli” di Varese e collabora con Universita’ e centri di ricerca in Italia e in Francia. Leggi il seguito di questo post »

Nazismo: libro-choc sugli stermini compiuti dalla Wehrmacht

In Recensioni librarie e cinematografiche on 10 aprile 2011 at 13:03

(Agi) – Berlino, 4 apr. – I crimini di guerra compiuti dalla Wehrmacht tra il 1939 ed il 1949 sono oggetto di un nuovo sconvolgente libro, che riproduce i colloqui di militari ed ufficiali dell’esercito di Hitler carpiti con microfoni nascosti dagli Alleati durante la loro prigionia. Il settimanale ‘Der Spiegel’ pubblica in un lungo articolo di otto pagine estratti allucinanti tratti dal libro “Soldaten”, scritto dallo storico tedesco Soenke Neitzel e dallo psicologo Harald Welzer, che dal 2001 hanno analizzato per la prima volta le 150mila pagine dei verbali di interrogatorio di ufficiali e soldati della Wehrmacht. Il volume, che rischia di scatenare nuove polemiche dopo quelle provocate tra il 1995 ed il 1999 dalla mostra itinerante intitolata “Guerra di sterminio. I crimini della Wehrmacht, mettono in evidenza come in un brevissimo lasso di tempo pacifici cittadini si trasformarono in cinici assassini. Un pilota che aveva bombardato la citta’ polacca di Poznan racconta a un suo commilitone che “all’inizio la cosa non mi piaceva, il terzo giorno mi era indifferente, il quarto giorno mi divertivo. Era un piacere dare la caccia con la mitragliatrice ai singoli soldati nei campi e farli secchi con un paio di colpi”. Quando l’interlocutore gli chiede se sparasse solo ai militari, l’altro risponde che l’obiettivo erano “anche i civili incolonnati per strada. A volte a rimanere stecchiti erano anche i cavalli”. “Che schifo, i cavalli no”, replica disgustato l’interlocutore, ma l’altro in tono naturale gli spiega che “i cavalli mi facevano davvero pena, ma le persone per niente”. Un tenente riferisce di aver “sparato a tutto, tranne che a obiettivi militari, abbiamo ucciso anche donne e bambini nella carrozzina”. Un capitolo a parte riguarda le rappresaglie contro i partigiani: un radiotelegrafista racconta come “nel Caucaso ogni volta che ammazzavano uno di noi, il tenente ci ordinava di far fuori tutti, compresi donne e bambini, chiunque era a portata di mano”. In modo agghiacciante un caporal maggiore spiega che in Italia, in ogni luogo in cui arrivavano il tenente gli diceva sempre: “ammazzatene un po’, diciamo una ventina, cosi’ stiamo tranquilli e quelli non ci danno fastidio”. Quanto al modo di scegliere le vittime, la risposta era quella dettata dal caso: “Vieni un po’ qua, diceva ad uno, poi sulla piazza del mercato arrivava con tre mitragliatrici e tutti finivano stesi. Leggi il seguito di questo post »

Todi, 9 aprile: presentazione del libro di Jacopo Barbarito

In Recensioni librarie e cinematografiche on 7 aprile 2011 at 23:14

Corriere dell’Umbria 10 aprile 2011