liberastoria

Mirko Tremaglia: addio all’alfiere degli italiani nel mondo

In Attualità on 30 dicembre 2011 at 17:46

Roma, 30 dic. (Adnkronos) – Mirko Tremaglia, morto oggi all’età di 85 anni a Bergamo dov’era nato, ha legato indissolubilmente il suo nome alla legge sul voto per gli italiani all’estero, coronamento di una battaglia pluridecennale a favore dell’esercizio di un diritto negato a milioni di connazionali nel mondo. Obiettivo raggiunto nel 2006, dopo la modifica della Costituzione, proprio durante il suo ministero. Tremaglia dedicò tutti la vita agli italiani nel mondo. Il suo fiore all’occhiello è l’operazione della memoria volta a ricordare il sacrificio dei tanti emigrati, che lo Stato, grazie a lui, commemora ogni 8 agosto, data della tragedia belga di Marcinelle, con la «Giornata del lavoro italiano nel mondo». Sul piano politico, Tremaglia, prima di diventare ministro per gli Italiani nel mondo nel 2001, ha incarnato l’esempio di una destra che, uscita dalle rovine del fascismo e della Repubblica di Salò, per anni esclusa dall’arco costituzionale, rivendicava le scelte personali fatte dopo l’8 settembre 1943. Il ’ragazzo di Salo«, come lo hanno definito, eletto deputato per la prima volta nel 1972 con il Msi, fece quindi della legalità, della lotta alla corruzione e del contrasto delle logge massoniche segrete come la P2 i suoi temi più cari. Spesso in polemica anche aspra con Silvio Berlusconi soprattutto sui temi della giustizia e del rapporto con i magistrati, Tremaglia non ha mancato di prendere le distanze da alcune condanne inappellabili di Gianfranco Fini, come quella del fascismo come ’male assolutò espressa nella storica visita in Israele. Tuttavia, Tremaglia è sempre rimasto al fianco dell’ex delfino di Giorgio Almirante nel suo percorso all’interno del sistema volto a creare una destra nuova, europea, non nostalgica e, dopo ’l’abbandono della casa del padrè di Fiuggi per dar vita ad An, e dopo la fusione ’a freddò con il Pdl del 2008, non ebbe dubbi a seguire Fini nella fondazione di Futuro e libertà per l’Italia dopo la clamorosa rottura del 2010 tra il Cavaliere e il presidente della Camera. La sua battaglia per gli italiani nel mondo si tradusse anche nella difesa dei diritti degli immigrati in Italia, al punto che si pronunciò contro il reato di clandestinità. Una testimonianza dell’affetto del popolo della destra finiana è una standing ovation a Mirabello, proprio a settembre di quell’anno, mentre già lo scorso settembre il ’vecchio leonè come appariva ai militanti dovette disertare l’appuntamento per motivi di salute. Molto sofferto il suo intervento al congresso di scioglimento di Alleanza nazionale, appena una settimana prima della fondazione del Pdl, quando tutti i colonnelli di via della Scrofa gli tributarono una standing ovation: «Bisogna stare attenti a non rinunciare alla nostra storia, una storia per cui molta gente ha lasciato la pelle», ammoniva Tremaglia dal palco della Fiera di Roma. A segnare tragicamente la sua vita fu la perdita del figlio Marzio, assessore lombardo alla Cultura, nel 2000, e alla sua memoria dedicò lo storico traguardo della legge sul voto agli emigrati. L’ex ragazzo di Salò sarebbe diventato ministro per gli Italiani nel mondo un anno dopo quella perdita, avendo mancato l’appuntamento nel 1994 quando l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro chiese a Silvio Berlusconi di proporre solo ministri costituzionalmente ’ortodossì.

 

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