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Osservatore Romano, Andreotti: “Durante il fascismo garantì il pluralismo dell’informazione”

In Fascismo (1919-1943) on 8 agosto 2011 at 16:19

(Agi) – CdV, 5 ago. – Durante il ventennio fascista l’Osservatore Romano «era l’unico strumento che dava notizie su quanto accadeva in Italia e nel mondo». Lo ricorda Giulio Andreotti in occasione dei 150 anni del quotidiano della Santa Sede, rivelando di aver iniziato a comprarlo nell’anno giubilare 1933«. »Avevo quattordici anni e i soldi che mia mamma mi dava per la merenda – racconta nell’editoriale per il prossimo numero di 30Giorni, anticipato oggi dal giornale del Papa – li usavo per comprare l’Osservatore, che allora costava venti centesimi«. In quel tempo, leggere l’Osservatore era l’unico modo per informarsi: il quotidiano oggi diretto dal professor Giovanni Maria Vian, infatti, »ebbe un ruolo notevole che oggi – afferma Andreotti – è  mportante ricordare«, come quando fece conoscere i messaggi di solidarietà che Pio XII aveva inviato ai capi di stato di Belgio, Olanda e Lussemburgo invasi dall’esercito di Hitler». «Erano anni – ricostruisce il senatore a vita – in cui era proibito parlare di cose italiane che non fossero i comunicati del Ministero della Cultura popolare del regime, e comprare l’Osservatore era in un certo senso un rischio, ma qualificava anche un pò le persone, cosa quasi incomprensibile oggi che siamo tutti eguali nel nostro conformismo e allo stesso tempo siamo tutti differenti nel nostro individualismo». «Allora – sottolinea Andreotti – il giornale vaticano era boicottato e c’erano i picchettaggi all’edicola da parte dei fascisti; qualcuno subì violenze per acquistarlo, come lo storico Claudio Pavone». Ma ugualmente, «l’Osservatore era talmente richiesto da superare la tiratura di duecentomila copie al giorno». Una funzione indispensabile il giornale della Santa Sede ha svolto poi nel dopo guerra, ma bisognava saperlo leggere. «Nel settembre del 1948 – esemplifica Andreotti – fu inviato da Pio XII il laicissimo ambasciatore a Washington Alberto Tarchiani per spiegare al Papa perchè per l’Italia fosse un bene aderire al Patto atlantico, fatto su cui c’era qualche titubanza in Vaticano: il giorno dopo l’Osservatore non riportò la notizia dell’udienza nel solito elenco in prima pagina, ma una breve nota informava della presenza a Roma dell’ambasciatore Tarchiani. Cosa che, assieme a un servizio del giorno dopo sui disordini in corso nella zona rossa di Berlino presente nelle pagine interne, diede a De Gasperi e a me – confida l’allora braccio destro del grande leader dc – la sensazione che l’udienza c’era stata ed era andata bene». Andreotti spiega lo straordinario successo di diffusione di quegli anni con gli «Acta diurna» di Guido Gonella, «richiestissimi e letti con attenzione, perchè erano una importantissima finestra aperta sul mondo». Accanto a questa grande firma, l’arrticolo ricorda anche il mitico conte Giuseppe Dalla Torre e riporta una sua fulminante risposta. Andreotti si permise di fargli notare come fosse superfluo premettere a ogni discorso di Pio XII una riga con la precisazione che erano le parole del Pontefice «così come abbiamo potuto raccoglierle dalle sue auguste labbra». «Perchè non lo dice lei al Santo Padre?», si sentì replicare. «E il discorso fini lì». Ancora oggi però, continua Andreotti «a fasi cicliche si discute sull’ufficialità o sull’ufficiosità dell’Osservatore. Una volta l’ufficialità era ferrea. Oggi forse no, ma non vuol dire che è cambiato il giornale, è che sono cambiati i tempi». Anche oggi tuttavia «appoggiare una tesi o una citazione all’Osservatore dà un’autorevolezza che altrimenti non esisterebbe, oggi come allora». In proposito l’ex premier dc ricorda che Palmiro Togliatti motivò il voto favorevole ai Patti lateranensi nell’Assemblea costituente citando i “segnali” dell’Osservatore e invitando Pietro Nenni a non sottovalutarli. «Ma – conclude Andreotti – se dovessi dire qual è stata la più sorprendente bacchettata data dall’Osservatore che io ricordi, sceglierei quella al cardinale Ottaviani quando a livello governativo e istituzionale si ebbe un crescente sviluppo di relazioni tra l’Italia e il governo sovietico. Vi furono in campo ecclesiastico diffusi malumori a cui diede voce il cardinale Ottaviani, per il resto una stupenda figura di sacerdote romano». E «all’indomani, l’Osservatore scrisse in poche lapidarie parole che il cardinale Ottaviani ’esprimeva sue idee personalì. Oggi ci sembrano momenti di ordinaria amministrazione, ma, per il tempo a cui ci riferiamo, erano svolte epocali. Essere di un parere leggermente diverso voleva dire far corso per proprio conto».

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