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Province: dal Regioe decreto del 1859 al rischio scomparsa, 152 anni di storia travagliata

In Attualità on 12 luglio 2011 at 08:45

Dall’unificazione il numero di amministrazioni è quasi raddoppiato, da 59 a 110
Roma, 10 lug. – (Adnkronos) – Le Province, oggi nell’occhio del ciclone politico e a rischio scomparsa, sono piu’ vecchie dell’Unita’ d’Italia. In un secolo e mezzo di storia le amministrazioni sono quasi raddoppiate, passando dalle 59 del 1861 alle 110 di oggi. Le Province nascono nel 1859, con il regio decreto 3702, il cosiddetto decreto Rattazzi. Secondo il modello francese il territorio e’ suddiviso in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni. Nasce cosi’ la Provincia, dotata di propria rappresentanza elettiva e di un’amministrazione autonoma: un collegio deliberante, il Consiglio provinciale, e un organo esecutivo-amministrativo (la Deputazione provinciale) presieduta dal Governatore, poi Prefetto, di nomina regia. Solo nel 1889 viene introdotto il principio elettivo nella nomina del presidente della Deputazione provinciale, che era di diritto il Prefetto. Nel 1898 la durata del Consiglio viene portata a sei anni invece di cinque, con il rinnovo triennale di meta’ dei consiglieri, scelti per sorteggio. La Deputazione si rinnova invece per intero ogni tre anni. Ma occorre attendere il 1915 perche’ Consiglio e Deputazione vengano eletti integralmente ogni quattro anni con suffragio universale. Con l’avvento del regime fascista, pero’, si compie un passo indietro: Consiglio e Deputazione vengono sostituiti dal Rettorato (di 4, 6 o 8 rettori in base alla popolazione della provincia) e dal Preside, di nomina regia, che accentra le competenze della Deputazione e del suo presidente. Il dopoguerra porta il voto alle donne anche a livello provinciale, grazie al decreto legislativo luogotenenziale 23 del febbraio 1945. Le Province vengono gradualmente ricostruite in senso democratico: prima con il ripristino delle delegazioni (1945), quindi con la ricomparsa dei Consigli provinciali (1951). La Legge del 1951 fissa a 45 il numero dei consiglieri provinciali, e ad 8 (piu’ 2 supplenti) i membri della Giunta provinciale, che sostituiva la Delegazione come organo esecutivo. Il presidente della Provincia, eletto dal Consiglio tra i suoi componenti, ricopre sia la carica di presidente del Consiglio provinciale che quella di presidente della Giunta. Dal 1990, per la prima volta Comuni e Province possono adottare un proprio Statuto ed istituire regolamenti. Nello Statuto vengono stabilite le norme fondamentali di organizzazione dell’ente e le attribuzioni degli organi, l’ordinamento degli uffici e dei servizi pubblici, le forme di collaborazione tra comuni e province, di partecipazione popolare, di decentramento, di accesso dei cittadini alle informazioni ed ai provvedimenti amministrativi. Nasce la figura del Difensore civico, insieme a quella di un nuovo istituto: la citta’ metropolitana, per le aree urbane piu’ dense. Nel corso di 150 anni, il numero delle Province ha oscillato: sono 59 nel 1861, in progressivo aumento fino al 1941 quando le amministrazioni provinciali raggiungono quota 98. Nel 1945 scendo a 96; poi, nel 1947 un altro taglio le porta a 91. Dal 1954 al 1974 un nuovo aumento che porta il numero delle amministrazioni provinciali a 95. Nel 1992 diventano 103, salgono a quota 107 nel 2001, per assestarsi a 110 nel 2004. L’anno del boom, quindi, e’ il 1992, quando vengono istituite ben otto Province: Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia, mentre Forli’ viene rinominata Forli’-Cesena.Nel 2001 la Regione a statuto speciale della Sardegna istituisce 4 province (tra le piu’ piccole d’Italia), che diventano operative l’anno successivo: Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias. Nel 2004 il Parlamento da’ il via libera ad altre tre province: Monza e Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani, divenute operative nel 2009. Il primato delle Province spetta alla Lombardia, che ne conta ben dodici. A ruota seguono la Toscana, che di amministrazioni provinciali ne ha dieci, Sicilia ed Emilia-Romagna con nove, Sardegna e Piemonte con otto, Veneto con sette.

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