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Libri: “Sentinelle della Patria”, i drammi del secolo breve

In Recensioni librarie e cinematografiche on 8 maggio 2011 at 12:31

(Ansa) – Trieste, 29 apr- I drammi del ‘secolo breve’, che hanno profondamente segnato soprattutto il confine orientale del paese, hanno origine dal disfacimento dell’Impero asburgico, dall’ emergere sulla scena del nazionalismo piu’ gretto e ottuso, dalle conseguenti politiche snazionalizzatrici di tutte le minoranze e dall’impossibilita’ delle classi dirigenti di darsi prospettive di lungo periodo: lo spiega Annamaria Vinci nel suo ultimo lavoro ‘Sentinelle della patria, il Fascismo al confine orientale 1918-1941′ (Laterza, XI-260, 22 euro) che affronta questi temi anche alla luce di nuove fonti documentali. L’orizzonte temporale e’ spiegato dall’autrice con la necessita’ di ‘fermarsi’ al 1941 poiche’ dopo l’invasione della Jugoslavia la storia si fa ancora piu’ complessa con la necessita’ di allargare l’orizzonte anche alle politiche militari messe in campo dai contendenti sullo scacchiere mondiale. Vinci spiega la nascita del fascismo al confine orientale, a partire dai focolai nazionalistici dell’ultima fase della doppia monarchia asburgica, soffermandosi sulla figura e l’opera di Francesco Giunta, che, sul modello di D’Annunzio, diventa il vero deus ex machina del nascente movimento a Trieste e al quale lo stesso Mussolini si affidera’ fino alla fine del regime proponendogli compiti sempre piu’ altisonanti ai vertici del partito e dello Stato. L’autrice si sofferma sui primi focolai di violenza nella citta’ di san Giusto (a partire dall’incendio del Narodni dom del 1920) e in Istria (in quello che fu il Litorale) con il tentativo di limitare le organizzazioni slovene e spiega come anche la partenza del Milite ignoto da Aquileia verso Roma, prima, e, poi, la realizzazione del sacrario di Redipuglia siano state utilizzate dal regime per consolidare la propria presa sulla societa’ civile. Ampio spazio e’ dedicato alla nascita e poi allo sviluppo delle organizzazioni di massa del regime e del ‘farsi stato’ del partito con la progressiva fascistizzazione di prefetti e podesta’. Ben spiegato e’ anche il progressivo ingresso nei gangli vitali di imprese gia’ internazionali come Ras, Generali e Cantieri riuniti dell’Adriatico di personaggi legati o compromessi con il regime e, poi, dopo le leggi razziali del 1938, il rapido allontanamento di persone ‘allogene’ non ariane. Il declino del consenso al confine orientale (anche se Mussolini nel suo famoso intervento del ’38 a Trieste aveva invitato la citta’ ‘a non voltare le spalle al mare’) arrivera’ dopo le crisi di fine anni ’30 quando fu chiaro che il futuro del paese era sempre piu’ legato al terzo Reich. Allora Giunta e camerati spingeranno il loro sguardo oltre ‘il Nevoso’, verso quelle Alpi dinariche da sempre ritenute ‘patria’ fuori dai confini, nel tentativo di rilanciarsi. E cosi’ partiranno le premesse per l’invasione ”con una danza della violenza senza fine”, scrive Vinci. E poi altri drammi. Ma questa e’ un’altra storia.

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