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Libri: “Il Risorgimento senza padri né eredi”

In Recensioni librarie e cinematografiche on 30 marzo 2011 at 23:10

(Ansa) – Roma, 25 mar – Emilio Gentile “Italiani senza padri” (Laterza, pp. 190 – 12 euro).
Perché gli italiani hanno un cosí cattivo rapporto con le proprie origini, ovvero con le radici risorgimentali da cui nasce lo stato italiano? Perch? hanno rinunciato ai propri padri fondatori? E per quale ragione ci sentiamo tutti italiani, ma non cittadini di uno stato nazionale? Nel pieno dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Italia unita, compleanno tanto importante quanto uno dei piú irrequieti per il nostro paese, Emilio Gentile, autorevole studioso del fascismo e delle religioni della politica, indaga il rapporto che la società italiana ha con il Risorgimento. Lo fa in una lunga conversazione raccolta dall’inviata di Repubblica Simonetta Fiori in ‘Italiani senza padri. Intervista sul Risorgimento’, ripercorrendo un secolo e mezzo di storia attraverso la lente del rapporto con gli eventi che portarono all’unità e nel confronto con le voci piú autorevoli della storiografia italiana e straniera. Attento alla questione nazionale sin dall’inizio degli anni Settanta, quando i temi della patria e del sentimento nazionale non erano reputati ”degni di considerazione storiografica”, nella sua riflessione odierna Gentile parte dall’istantanea della prima Italia, quella del 1861, unita ma sin dall’inizio divisa dagli antagonismi dei suoi protagonisti e dalle diverse idee di cosa il paese e i suoi cittadini dovessero diventare. Una caratteristica che sembrerebbe permanente e peculiare, di certo mai risolta, della quale Gentile analizza cause, passaggi storici e conseguenze. Come la scomparsa dei fondamenti laici risorgimentali, svaniti sotto l’ingombrante peso che la Chiesa cattolica, da sempre, ha avuto nella vita politica del paese. Nella seconda parte del libro, lo storico rivolge poi lo sguardo all’indietro e confrontandosi con i maestri e gli ispiratori della storiografia novecentesca, da Croce a Salvemini, da Godetti a De Felice e Romeo, fino ai contemporanei Galli Della Loggia, Rusconi, Salasso, Ginsbourg, Banti, Duggan, affronta i vari ‘revisionismi’ storici che hanno soppesato il Risorgimento, quello che Gramsci definí ”una rivoluzione mancata”. Ne emerge un ritratto di un popolo continuamente oscillante fra euforia e depressione, orgoglio e avvilimento, presunzione di grandezza e complesso di inferiorità. Un comunità che ancora oggi, nell’anno del 150enario, sembra incapace di accordarsi su cosa sia l’Italia e gli italiani. E soprattutto, dice Gentile, il nostro sembra ”un Risorgimento senza eredi, nel senso che nel paese è difficile rintracciare idee, comportamenti e mentalità riconducibili al movimento nazionale da cui trasse origine l’Italia unita”.

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