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Russia: l’era Gorbaciov, politici e media vedono luci e ombre

In Attualità on 8 marzo 2011 at 14:31

(Agi) – Mosca, 2 mar. – Un costruttore di pace per gli europei, un «vincente passato di sconfitta in sconfitta» per i biografi, l’uomo che ha «buttato a mare la tradizionale politica di potenza di Mosca» per molti suoi compagni di strada: all’indomani degli 80 anni compiuti dal padre della perestroika, politici e giornalisti russi tracciano un bilancio dell’era di Mikhail Gorbaciov, tra luci e ombre. Il primo a evidenziare questi chiaroscuri è lo stesso ex presidente dell’Unione sovietica, il quale spesso ripete di «aver perso». La «perestroika però ha vinto», aggiunge Michail Sergejevitch. Chi lo ha seguito in qualche uscita pubblica conosce sicuramente queste parole. Frasi insolite per un politico russo. In un paese che vede il potere come l’elemento più importante di ogni fase storica, l’ex segretario del PCUS è ritenuto non solo un perdente ma l’uomo che ha causato «la maggiore catastrofe geopolitica del XX secolo», come Vladimir Putin ha una volta definito il crollo sovietico. L’attuale capo del governo di Mosca non lo dice chiaramente ma nella Federazione russa sono in molti a ritenere primo e ultimo presidente sovietico responsabile della fine di un bipolarismo globale nel quale Mosca guardava negli occhi le altre capitali mondiali. Compresa Washington che a sua volta ricambiava. In cagnesco forse ma con il rispetto dovuto all’avversario. Ma non sono solo i nuovi leader politici della Russia a dare giudizi disillusi sulla politica gorbaceviana. Anche molti compagni di strada di allora hanno cambiato parere. Vladimir Fallin è tra questi. Ambasciatore sovietico a Bonn negli anni settanta del secolo scorso, consigliere dello stesso Gorbacev durante la perestrojka, Fallin sottolinea ora quanto quella politica sia stata «un tradimento» nei confronti dei paesi socialisti fratelli. Soprattutto nei confronti «della Ddr». Inutile ricordare che si tratta di strategie cui lui ha dato il proprio contributo. Gorbacev ha buttato a mare la «tradizionale politica di potenza di Mosca», risponde. Le conseguenze di questo atteggiamento per Fallin si sono viste con l’ingresso della Germania riunificata nella Nato e nell’allargamento a est dell’Alleanza atlantica. Nella figura del padre della «glasnost» ha sempre affascinato la discrepanza tra «l’introversione» russa e «l’estroversione» occidentale. Se gli europei vedono in lui un costruttore di pace, i russi danno ai suoi tentativi di modernizzazione la responsabilità del caos politico ed economico in cui il paese ha vissuto fino alla fine del secolo scorso. Diverso il ritratto che del leader sovietico fa Fjodr Lukjanov. Il responsabile del giornale Rossija v globalnoj politike, non nega il fascino di Gorbacev. «L’ho incontrato in diversi momenti della nostra storia. Nel 1992 in una tavola rotonda. Diciassette anni dopo in occasione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino» sottolinea. Il politologo ricorda come Gorbacev in questi incontri non avesse mai voglia di rispondere alle domande del pubblico, caduta del comunismo e crollo dell’Urss, preferendo parlare di quello che lui riteneva essere «la perfezione del socialismo e le opportunità sprecate di rinnovare l’Urss». Per Lukjanov il carisma dell’uomo sta nella «purezza e la forza del suo cuore. Oggi come allora, è perfettamente convinto della giustezza delle proprie azioni». Non si tratta tanto di «convinzioni intellettuali» quanto di «visoni morali». L’analista ritiene che la radice degli errori di Gorbacev stia nella sicurezza di una storia dove alla fine la moralità trionfa. «Non aveva strategia politica ma solo l’intuizione di ciò che è bene e ciò che è male. Secondo lui le azioni si distinguono tra quelle moralmente accettabili e quelle che non lo sono». Molti biografi hanno preso con ironia questo lato della sua personalità chiamandolo il «Napoleone delle ritirate» o un «vincente passato di sconfitta in sconfitta». In realtàil mondo del XXI secolo non si è rivelato all’altezza delle attese di Gorbacev. Il nuovo ordine mondiale non c’è ancora. Come il presidente Usa, Woodrow Wilson, Gorbacev è il testimone nobile del fallimento di superare l’egoismo delle superpotenze per affermare il bene comune. Nemmeno nel giorno del suo ottantesimo compleanno l’ex leader sovietico si è dimenticato della politica quotidiana del suo paese. L’uomo che ha vinto il Nobel per la pace ha duramente criticato la politica del Cremlino. Sotto Putin e Medvedev la Russia vede «l’attacco a libertà e diritti umani» ha detto Gorbacev all’agenzia Interfax. Parole già pronunciate durante una recente conferenza stampa. Allora qualcuno aveva risposto ricordandogli che occupava cariche per le quali non era mai stato eletto e la strage, 14 morti tra la popolazione civile, compiuta dall’Armata rossa nel gennaio 1991 a Vilnius, quando il governo Gorbacev si poggiava sui conservatori. Chissà se queste accuse torneranno a galla anche nel momento in cui Russia riannioda il proprio passato. Dopotutto, se la Federazione esiste una parte del merito va sicuramente anche a Gorbaciov.

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