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Mostre: l’Urss “felice” di Stalin nelle tele di Deinika al Palaexpo

In Comunismo on 19 febbraio 2011 at 19:22

Una mostra sul padre del realismo socialista apre le celebrazioni per l’anno della cultura russa in Italia

Roma, 17 feb (Il Velino) – Lavoratrici tessili e trattoristi, minatori e pionieri del Pcus, le maestranze dei cantieri navali e gli operai in armi. Tutti bellissimi, muscolosi e soprattutto sempre sorridenti. Sono loro, gli “eroi” delle monumentali tele di Aleksandr Deinika, con cui si aprono a Roma le celebrazioni per l’anno della cultura russa in Italia. Al “Maestro sovietico della modernita’”, come si intitola la mostra che da sabato al Primo maggio sara’ ospitata a Palazzo delle Esposizioni, e’ dedicata un’antologica che ripercorre con 80 opere quasi 40 anni di vita artistica, dalla meta’ degli anni Venti agli anni Sessanta. Eppure quello di Deinika e’ un nome per lo piu’ sconosciuto al grande pubblico. Effetto dell’ostracismo in Occidente nei confronti del realismo socialista, considerato (non sempre a torto) puro esercizio di stile imposto dal regime staliniano per conformare ai canoni classici la pittura d’avanguardia dell’effervescente Russia rivoluzionaria. Un ritorno all’ordine a tutti gli effetti, non troppo dissimile da quello che si verifico’ col fascismo e il movimento “Novecento”. Nonostante i ristretti margini di azione, anche in Urss come non manco’ tuttavia chi, come Sironi in Italia, seppe rinnovare la cultura figurativa a dispetto di opere marcatamente ideologiche. E’ il caso di Deinika: inquadrature cinematografiche, toni pastello che ricordano da vicino il realismo americano ma anche la metafisica delle piazze di De Chirico. “Motivi ideologici lo hanno rinchiuso nel recinto del realismo socialista e impedito di farlo conoscere, per questo il nostro e’ un omaggio dovuto”, spiega il presidente dell’Azienda speciale Palaexpo, Emmanuele Emanuele”. “Anche da noi in Russia, 20 anni fa non saremmo riuscire a organizzare una mostra simile – ammette Irina Lebedeva, direttrice della Galleria Tretyakov di Mosca, da dove proviene la maggior parte delle opere -. Ma Deineka seppe effettivamente ricercare un nuovo linguaggio e nuovi temi espressivi e rappresentare non solo il suo tempo ma anche la sua grandezza”. Artista fra i piu’ apprezzati del regime, nonostante uno stile non del tutto in linea col conformismo imperante, nel 1935, in piena epoca staliniana, ebbe modo di viaggiare negli Usa, in Francia e in Italia. “‘Qui si guarda avanti’, scrisse l’artista durante il suo soggiorno a Roma – rammenta l’assessore capitolino alla Cultura, Dino Gasperini -. E siccome sul tema della modernita’ ci giochiamo gli anni a venire, anche una mostra puo’ essere d’aiuto in questo senso”. Nonostante il “lusso” di poter viaggiare all’estero, con influenze evidenti nelle opere, il fatto di essere artista di regime non risparmio’ a Deinika di cadere in disgrazia a fine anni Quaranta, sotto i colpi del conformismo zdanoviano. “Formalismo”, l’accusa. Ovvero scarsa fedelta’ agli ideali del partito. Il risultato fu l’abbandono temporaneo della pittura (in una delle tele Deineka si rappresento’ nelle sembianze di un pugile a riposo) per dedicarsi a forme d’arte in cui fosse possibile avere maggior liberta’, gia’ praticate in precedenza: la scultura, i mosaici, la grafica. Quella di Deineka non sara’ comunque l’unica presenza “sovietica” nelle celebrazioni dell’anno della cultura russa in Italia. In autunno, infatti, sempre al Palazzo delle Esposizioni sara’ di scena una grande rassegna sul realismo socialista, dalla rivoluzione del ’17 al declino dell’Urss. E per finire, un’ampia rassegna dedicata al fotografo costruttivista Aleksandr Rodchenko.

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